
Questa è solo una riflessione, come da anni ormai faccio, su quanto avviene a Vico Equense, perché fondamentalmente penso che il paese, che è proprio uno strapaese non meriti né le mie energie, né un mio impegno e non le meritano nemmeno tutti quelli che vi abitano, che non sono cittadini, perché i cittadini presuppongono una coscienza civile che da sempre è latitante in questo paese. Non che le mie energie e il mio impegno siano indispensabili, perché nessuno è indispensabile,tanto meno io, ma soprattutto perché ci sono cose più interessanti per le quali vivere. Fatta questa premessa necessaria vengo al dunque. Cominciamo dal degrado sociale: Vico Equense sta attraversando il momento più basso della sua storia pubblica, basta fermarsi - e io lo sconsiglio vivamente- la sera in piazza dopo le nove per vedere il degrado urbano in tutta la sua più eclatante manifestazione: caroselli impazziti di motorini, auto in genere SUV parcheggiati in mezzo alla strada, orde di teppistelli ai quali non voglio più affibbiare l’appellativo di giovani perché troppo generico, la fanno da padroni arroganti. Non c’è uno straccio di controllo, la rissa è frequentissima e volano pugni,calci e qualche volta anche bottiglie di birra. A rendere più barbarico il tutto, come se non bastasse già questo, provvedono anche i bar dei quattro cantoni che muniti di televisioni mega schermo sparano di tutto ad un volume altissimo: dalle insopportabili partite di coppa UEFA ( non a tutti piace il calcio) alla musica tecno. C’è poi il degrado urbanistico e politico di questo paese, che sta passando sotto il silenzio di tutti, un degrado di una protervia e una rozzezza raccapriccianti. Una parte del corso Filangieri ancora chiusa per lavori mai finiti e che non si prevede finiscano per adesso..Lavori di parcheggi interrati fatti passare per lavori di pubblica utilità e realizzati con soldi pubblici e che invece sono risultati essere un affare privato per la ditta che li ha realizzati e per i quali la città sta pagando uno scotto altissimo e un debito altrettanto alto. Il sindaco Gennaro Cinque, fa sapere che vuole far pavimentare la strada con cubetti di porfido e che quindi passerà ancora altro tempo prima che venga riaperta. Cantieri aperti un po’ dovunque con lavori fermi ai borghi marinari, e sulla Raffaele Bosco e a Moiano che sembra una città palestinese bombardata:una incredibile accozzaglia di lavori abusivi e una strada dissestata e piena di buche. Una volontà di fare affari col territorio e con appalti pubblici: una pratica vecchia ma sempre efficace per assicurarsi clientele e fedeltà. Lo stesso Gennaro Cinque che con un Decreto decide di chiudere l’accesso all’ufficio lavori pubblici, a suo dire, per “limitare il carico di lavoro troppo pesante”. Morale della favola: ai consiglieri comunali dell’opposizione, ma anche a chi semplicemente volesse accedere ai documenti, viene interdetto il diritto di visionare gli atti pubblici: un bavaglio bello e buono alle regole democratiche. Come se non bastasse un consigliere dell’opposizione, Pasquale Cardone, che si vede recapitare, dopo dieci mesi, una lettera di risarcimento per danni morali che le sue dichiarazioni avrebbero procurato al Capo Settore dell’Ufficio Tecnico del comune, il perito edile o geometra che dir si voglia, Francesco Saverio Iovine che è di fatto ormai il vero deus ex china della trasformazione urbanistica del paese, in peggio naturalmente. Di contro tutto questo il silenzio acquiescente e complice di tutti. Lo stesso Partito Democratico dilaniato da avvilenti disquisizioni da disputa bizantina tra chi deve o non deve fare il segretario, quelli della Margherita che pretendono far sentire il loro peso ( una cosa ridicola visto che parliamo di due o tre persone, sempre le stesse e non di masse oceaniche). Nessuno che pensi solo di fare uno straccio di manifesto pubblico per informare su quanto sta avvenendo. Nessuno che abbia pensato ad una presa di posizione solidale col consigliere Cardone – e non per simpatia al consigliere- ma per la gravità politica del gesto che è stato fatto contro la democrazia. Allora io mi chiedo fino a quanto dovremo continuare a sopportare tutto questo? Fino a quanto dovremo assistere inerti allo sfascio di istituzioni e territorio? Fino a quanto dovremo sopportare l’arroganza di chi pensa di gestire la cosa pubblica come una “cosa nostra”. Io esprimo la mia solidarietà pubblica al consigliere Pasquale Cardone e faccio mie le sue dichiarazioni proferite in sede di Consiglio Comunale e mi aspetto anche io una lettera di risarcimento dall’illibato geometra.
