
Gentile direttore,
ho letto qualche giorno fa sul suo giornale un articolo a firma di Fabrizio Geremicca sul “Caso Alimuri”, ma articoli simili sono apparsi anche sul Il Mattino e su La Repubblica –Napoli. Lei certamente ricorderà, che l’anno scorso fu il sottoscritto a denunciare quello che definisco ancora oggi un accordo scellerato tra Ministero dei beni ambientali, Regione, Provincia e Comune di Vico Equense e vorrei avere proprio per questo, un diritto di replica. Il suo giornale soprattutto dette molto spazio a tutto l’”affaire”:la SA.AN, società di proprietà della famiglia Normale, acquista lo scheletro di un albergo abusivo, con licenza illegittima e impegnandosi a demolirlo, in parte anche con soldi pubblici ne patteggia la ricostruzione con uguale volumetria (15 metri cubi, mi verrebbe da dire : un’inezia visiva), in altra zona di VicoEquense, con in più la possibilità di insediare-una volta abbattuto l’eco mostro- sulla stessa area -un complesso balneare Questa società e questa famiglia, non sono imprenditori qualsiasi, nel senso che non sono propriamente i primi venuti. La signora intestataria della SA.AN è la mamma della signora Anna Normale, moglie dell’ Assessore alla Promozione delle Attività Produttive Andrea Cozzolino. Oggi, dopo un anno l’”affaire” sta andando avanti, con la stessa protervia di allora e lo stesso disprezzo per le leggi urbanistiche esistenti. La SA.AN sta praticamente trattando per l’acquisto di un terreno di proprietà Oliviero in località Pietrapiano: una delle più grosse aree di verde che da via le Pietre arriva fin sotto il costone roccioso che delimita l’area. La stampa, compreso il suo giornale hanno riportato la notizia, ma l’asetticità dell’informazione lascia sconcertati. Nessuno ha detto che quando si andrà in Conferenza di Servizi, l’affare sarà già concluso e se non si è ancora andati in Conferenza di Servizi, è solo perché la SA.AN sta tentando di recuperare anche la possibilità di costruire lo stabilimento balneare nella stessa zona dove ora si trova lo scheletro dell’albergo. Questa possibilità le era stata preclusa anche da un parere negativo espresso dall’Autorità di bacino del Sarno, vista l’alta pericolosità della zona. In pratica la famiglia Normale vuole fare l’en plein alla faccia di tutti e soprattutto alla faccia delle Istituzione preposte al controllo del territorio e alle leggi che ne regolano lo sviluppo. Un atteggiamento molto in voga oggi in Italia a destra ed a sinistra, dove le leggi le devono rispettare solo i poveracci mentre i potenti ne possono fare a meno. Detto in soldoni la SA.AN vuole portare a compimento quel progetto scellerato, oggi reso possibile grazie a questa vulgata di liberismo selvaggio in materia di edilizia e territorio, che smantella PUT e PRG grazie ad indirizzi politici dubbi e discutibili. Solo così si può spiegare come sia possibile scardinare un Piano Regolatore Generale , che a Vico Equense non prevede neanche la costruzione di lotti abitativi per case popolari e ora invece rende possibile in pieno centro la costruzione di una struttura di 15 mila metri cubi: le case popolari no e il mega albergo super galattico si? Ad una sola famiglia è consentito un affare megamilionario e a tante famiglie si nega il diritto di avere una casa? Questo è quello che avrebbe dovuto dire la stampa e invece non ha detto.Eppure ci sono state interrogazioni parlamentari sul caso che è stato anche interesse della Procura, ma l’affare sta andando avanti e sicuramente l’albergo si farà: un segno inequivocabile del degrado istituzionale e politico in cui siamo precipitati. Però Vico Equense avrà un altro ecomostro nel centro realizzato con minimi investimenti privati e tanti soldini pubblici, avrà un territorio soffocato da altro cemento, avrà mega parcheggi sotterranei che dovevano essere pubblici e che pure sono diventati un affare privato, nel frattempo i cittadini normali – non come la famosa famiglia - pagano fitti stratosferici, pagano il mare che doveva essere di tutti e mancano di servizi appena decenti: una casa di riposo per anziani, scuole agibili , una piscina pubblica ecc. ecc. Il caso Alimuri, gentile direttore, è tutto questo e non solo l’informazione asettica che ho ricevuto in questi giorni.Grazie.
Franco Cuomo

Giorni fa mi sembrava quasi d'impazzire. Non ho dormito la notte. Maledetto nervosismo. Ho dimenticato che giorno sia. Sono quasi tutti uguali, ormai. Aumenterà la tensione. E non nego d'aver un po' di paura. Paura di non farcela, di non riuscire a controllare il tempo, il mio corpo, la mia mente.
Paura di rovinare tutto proprio alla fine, dopo aver lavorato tanto.
Una giornata intera trascorsa su un piano di lavoro. Un puzzle a cui manca ancora qualche pezzo. Ho preso a dire che mi serve qualche giorno in più, solo qualche giorno. Poi magari ci rido su.
E per fortuna per un po' finisco col non pensarci.
Non penso a tante cose, in questo momento. Non penso più all’altra sera ieri sera né al significato di una data.Voglio farmi anonimo e far dimenticare il mio volto Semplicemente ora non ho più il tempo per pensare. Ho solo quello per scrivere. Scrivere roba di cui non me ne importa niente.
Roba che non crea ma descrive minuziosamente fatti e azioni, timer e apparecchi di remote control.
Ieri pioveva. Ma era necessario che ci bagnassimo adesso. L'unico programma eccezionale erano tre buchi nella programmazione quotidiana.
Un giorno. Poi l'altro e l'altro ancora. Ancora per tre mesi.
Tonino è più nervoso che mai. Vuole cambiare l’agenzia di vigilanza con la quale lavora, perché lo spostano da un punto all’altro: il suo sogno è quello di fare il vigilantes al Centro Direzionale:” lo sai che quelli campano bene. Zero rischi e pure zero lavoro. Posto assicurato a tempo indeterminato. Ma che cazzo’ o tengo a fa’ uno cumm a te!?! Nun cunusce a nisciuno e te scassi pure cu chille che contano quaccòsa. ‘A verità è che tu nu si nisciuno! E io me n’aggio ‘a truvà n’ato che vale cchiù e te.
La serata non prometteva nulla di buono:quando Tonino cominciava con quella solfa significava che la giornata era stata pessima, ma non dal punto di vista lavorativo. Sicuramente la moglie lo aveva pressato con richieste di soldi, insieme alla suocera, una megera laida che non perdeva occasione di fargli notare che non era stato capace nemmeno di trovarsi nu ricchiòne cu’e sorde.Di solito lo lasciavo sfogare, ma quella sera, dopo l’incontro con F.M.P. al Tripp, non riuscivo a reggere più tensioni e soprattutto non riuscivo più a reggere quella parlata biascicata. Gli ripetevo in continuazione che quando parlava con me lo doveva fare in italiano, perché non capivo bene il dialetto e soprattutto non mi piaceva il suono di quella lingua che per me era dura e volgare e niente affatto musicale come invece dicevano gli estimatori locali con non poca retorica. Forse dipendeva dal fatto che fossi straniero.Non lo so ma mi irritavo non poco quando qualcuno si rivolgeva a me in dialetto. Il mio amico Gary, californiano di Berkeley da trent’anni nei Quartieri Spagnoli invece era diventato più napoletano di un napoletano. Forse dipendeva dal fatto che giusto appunto era un californiano tutto take it easy e smile a buon mercato, lui si era addirittura sposato con una napoletana e rimproverava me perché a suo dire non avevo smesso mai l’atteggiamento colonialista yankee nei confronti di questa gente. Forse aveva ragione lui, ma io ero venuto in questa città pensando di trovare una umanità e invece…
Non gli rivolsi la parola. Percorremmo in macchina in silenzio tutta via Caracciolo, parcheggiai male e nervosamente a tavola fu lui a spezzare il silenzio. Uno, uno che lui conosceva, un metronotte come lui, 30 anni, si era macchiato di un duplice omicidio avvenuto durante la notte in via Veterinaria alle spalle dell’ ospizio dei poveri in pieno centro, all’ingresso di un locale. Il fermo è scattato al termine di un lungo interrogatorio. Le vittime uno di 27 anni, e l’altro di 23. Il piu´ giovane e´ deceduto al Cardarelli, un quarto d´ora dopo essere stato ferito. I due avevano precedenti per rapina ed erano stati scarcerati da poco grazie all´indulto.
Il metronotte, secondo quanto aveva dichiarato durante l´interrogatorio, qualche giorno fa aveva litigato con alcune persone per un piccolo incidente automobilistico. L´uomo aveva urtato una vettura mentre usciva dal parcheggio. Ne era nata una banale discussione che sembrava dovesse finire lì. Ma le cose erano andate diversamente. Un gruppetto, pare composto di tre persone, ha deciso di dare una lezione al metronotte che, dopo aver incassato uno schiaffo e qualche spinta, ha estratto la sua pistola, esplodendo cinque colpi contro il più giovane, che è morto poco dopo in ospedale, e un sesto che ha colpito al cuore il ventisettenne che è morto sul colpo.
Tutto è avvenuto non distante dalla caserma dei carabinieri, e proprio ad una pattuglia di passaggio il metronotte, si è consegnato confessando il duplice omicidio.
La guardia giurata sosteneva la legittima difesa, asserendo che i due si erano presentati accompagnati da una terza persona e armati di bastone, e di avere estratto la pistola per difendersi dall´aggressione dei tre. I carabinieri erano ora alla ricerca della terza persona fuggita durante la sparatoria. Tonino era sconvolto per questo, e nel raccontare l’accaduto sembrava si volesse scusare per l’atteggiamento tenuto nei miei confronti un’ora prima era quello il suo modo di chiedermi scusa. Ecco quello che succedeva :uno poteva perdere la testa per un nonnulla, la tensione saliva come un bollore sordo in una pentola a pressione e allora tu non rispondevi più delle tue azioni e poteva succedere di tutto e per questo lui voleva trovare “il posto” come vigilantes di giorno al centro direzionale. Diceva che lì era tranquillo, che non succedeva niente e soprattutto che non avrebbe fatto turni esterni di notte. Mangiammo di mala voglia entrambe. Lo riaccompagnai alle due di notte a Pianura e lo lascia davanti casa sua.
Avevo conosciuto Tonino un anno fa, io cane randagio notturno uscivo da un locale dalle parti di fuorigrotta, un posto all’aperto di fronte alla sede della RAI dove si ballava solo d’estate, con un grande giardino che finiva direttamente negli spazi della Mostra d’oltremare. Al centro un grande gazeebo sotto il quale c’era la pista dove si ballava e la consolle del dj, poi piccole fontane, vialetti con ghiaia illuminati da patere con candele alla citronella (per fare profumo e per allontanare le zanzare),e che se non stavi bene attento dove guardavi, oppure se ti guardavi intorno con lo sguardo perso alla ricerca di altri occhi come spesso succedeva, ci finivi con i piedi dentro rovinando scarpe e pantaloni. Dai vialetti si finiva poi direttamente nel boschetto di lecci e di lauri della mostra e lì, al buio, avveniva praticamente di tutto.Erano le tre e mezza del mattino e non avevo fatto neanche cinquanta metri che mi accorgo di avere forato una gomma, accosto, mi fermo nel bel mezzo di piazzale Tecchio. Ero disperato, per me cambiare una ruota è come intraprendere un’impresa ciclopica eppoi a quell’ora a dirla tutta avevo un poco paura. Estrassi la ruota di scorta e cominciai ad armeggiare col crick. Fui anche tentato di lasciare la macchina lì ed andare via con un taxi, avevo la camicia appiccicata sulle spalle, sarei tornato il giorno dopo a prenderla. L’operazione era più faticosa del solito e mi sentivo spossato anche per tutto l’alcool ingurgitato. L’aria era densa di una bitumosa umidità e nonostante fosse notte erano circa 27 gradi e mentre facevo questi pensieri:
“ Salve, serve aiuto?”- mi girai e da un’auto della vigilanza notturna, col braccio sposto dal finestrino dell’abitacolo, un viso giovane dal sorriso rassicurante incorniciato da riccioli neri, al suo fianco un suo compagno più anziano e più corpulento che fumava. Feci cenno di si col capo, mostrando una evidente stanchezza. Lui fece un cenno all’amico e disse qualcosa tipo “ dammece n’a mano, facimmo ambresso” l’altro nicchiò, come a dire, vai tu io aspetto quì e continuò a fumare.
“ Sa, stavamo rincasando, abbiamo finito il giro” si abbassò e con pochi colpi decisi svitò i bulloni e sistemò la ruota.” Guardi che anche con questa non arriva molto lontano è molto consumata, le conviene passare dal gommista domani e comprarne di nuove se vuole viaggiare sicuro”. Ero alle sue spalle lo guardavo: spalle possenti, fianchi stretti, mani forti di chi aveva lavorato da ragazzino, lui, senza girarsi avvertendo certamente di essere scrutato:” non è prudente girare da solo a quest’ora… disse. Poi- dopo una breve pausa – “bella serata al… Giardino?”. Risposi con un mugugno. Mi dava fastidio che avesse capito che stavo uscendo da lì. Dall’altra auto il suo amico con fare spazientito gli disse: “ Tonì, ma perché nun te fai accumpagnà da ‘o signore, tu staje de case ‘ a quatto passi da qua, io poi aggia turnà a Santa Lucia, nun vulesse fa cchiù, tardi fammene jì”. Si girò verso di me guardandomi dritto negli occhi:” Ha sentito?... Cosa fa? Mi accompagna? Via Pisani, un quarto d’ora da qui inizio Pianura… è facile”. Annuii, anche questa volta senza emettere suono. Dovevo ringraziarlo in qualche modo. Si girò verso l’amico, che aveva già messo in moto “ Vabbuono Salvatò, vattenne ce sentimmo ddimane ‘o juorno”. Da quella sera diventammo inseparabili e l’avrei accompagnato molte altre volte ancora a via Pisani a Pianura.
franco cuomo da, Quando gli angeli scappano via. Romanzo in costruzione
Un avvilente quando assolutamente incomprensibile documento di solidarietà è stato prodotto da un gruppo ( molto esiguo per la verità) di lavoratori del Comune di Vico Equense verso il geometra Francesco Saverio Iovine. Il documento sottolinea che si è “oltrepassato un limite fondamentale, quello del rispetto della dignità dell’uomo ancor prima dell’immagine professionale” e continua con una serie di dichiarazioni di principio che non hanno alcun fondamento. In realtà l’attacco di cui si parla “ sferrato con quotidiana sollecitudine” è solo l’esercizio di un diritto sacrosanto: quello dei cittadini, delle associazioni e dei consiglieri comunali a poter consultare gli atti amministrativi prodotti così come sancito dalla Legge 7 agosto 1990, n. 241 Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. Nonché il diritto di esercitare il ruolo di Consigliere Comunale come è previsto in qualsiasi democrazia. Norme che hanno subito a Vico Equense la sospensione di un mese: dal 27 maggio al 31 giugno. Sospensione dichiarata illegittima dal Difensore Civico e che ha addirittura sollecitato chiarimenti da parte del Prefetto .A dire del detto geometra e del sindaco: i consiglieri comunali e i cittadini legati alle associazioni operanti sul territorio creavano intralcio ai lavori degli uffici dell’area tecnica. Questo documento è fazioso e assolutamente discutibile per i contenuti riportati che sono deliranti soprattutto quando affermano che parlano a nome di tutti i cittadini del paese come in questo passo :” senza diritto di replica e soprattutto riteniamo nel dissenso più assoluto della cittadinanza”.Mi chiedo chi sono questi eletti che rappresentano tutto il paese? E’ un pretestuoso quanto inutile ulteriore atto – qualora ce ne fosse stato ancora bisogno- dell’arroganza narcisistica e palesemente nevrotica del geometra Francesco Saverio Iovine, il quale, lui sì aggredendo per davvero: ha preteso un risarcimento danni dal consigliere Pasquale Cardone per presunte ( da lui) dichiarazioni offensive che il detto consigliere avrebbe fatto pubblicamente ( e quindi sentite da tutti e ufficialmente registrate) in Consiglio Comunale.Il documento continua con una serie di incredibili capoversi che fanno rabbrividire per la sfacciataggine delle dichiarazioni riportate del tipo:” periodo storico di “trasformazione infrastrutturale” senza precedenti che la città di Vico Equense sta vivendo”, per descrivere quella che io definisco la cantierizzazione dell’intero paese e la cementificazione di tutto il territorio. Io invito qualsiasi persona che abbia un minimo di lucidità a smascherare questo ennesimo tentativo di protervia e arroganza gratuite e quanto mai pericolose.
P.S.
Da ignoranti quali sono hanno scritto vittima virgolettato, che significa appunto che la vittima vera non è lui.
Riportiamo qui di seguito il Documento integralmente: il documento è indirizzato al Sindaco, al Presidente del consiglio Comunale, al Segretari generale del Comune, ai Sindacati e ai Dipendenti dell’Ente.
MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA’
In riferimento ai recenti episodi e al tentativi di distorcere la realtà con articoli di cronaca comparsi sulla stampa locale oltre che sul WEB, che hanno visto il coinvolgimento del nostro responsabile, sentiamo il dovere, anche quali primi testimoni e soggetti direttamente coinvolti, di manifestare la nostra unanime completa solidarietà al Collega Francesco Saverio Iovine.
Tali attacchi, a nostro parere, evidenziano l’infruttuoso tentativo di vanificare il fondamentale tentativo fornito da Francesco Saverio Iovine al perseguimento dell’interesse della collettività ed all’efficaia dell’azione amministrativa sul territorio vicano.
Il suo perseguire gli obiettivi con abnegazione concretezza e con l’entusiasmo che da sempre lo contraddistingue, trasmette all’intero Staff la voglia di dare sempre il massimo con passione e professionalità, scrupolo e responsabilità.
Non possiamo pertanto non esprimere lo sdegno per l’attacco sferrato con quotidiana sollecitudine non solo all’immagine professionale, ma alla reputazione personale del geometra Iovine, intollerabilmente oggetto di una campagna diffamatoria e di una reprimenda mediatica condotta senza diritto di replica e soprattutto riteniamo nel dissenso più assoluto della cittadinanza.
L’espressione della solidarietà impone la condivisione della giusta reazione siccome unicamente dettata dall’oltrepassare di un limite fondamentale quello del rispetto della dignità dell’uomo ancor prima dell’immagine professionale. Nessun tentativo dunque di imbavagliare l’opposizione politica, compito a noi estraneo, ma la doverosa difesa del fondamentale valore della reputazione personale.
L’impressionante carico di lavoro sostenuto con costanza e tenacia relativo alla eccezionalità del periodo storico di “trasformazione infrastrutturale” senza precedenti che la città di Vico Equense sta vivendo, è la risposta tangibile alle domande e alle insinuazioni di coloro che tentano solo di porre ostacoli al processo di crescita.
A nulla fino ad oggi sono valse le innumerevoli denunce operate quotidianamente senza alcun fondamento di fatto e chiaramente ispirate alla volontà di rallentare l’azione amministrativa, preordinata all’ambizioso obiettivo del miglioramento della qualità della vita dei cittadini vicani.
In realtà l’attacco di cui è “vittima” in prima persona il geometra Iovine nella qualità di responsabile dei servizi tecnici coinvolge ormai da quattro anni l’intero ufficio, impegnato a riscontrare con quotidiana abnegazione un flusso inarrestabile e senza precedenti nella storia della cittadina di quesiti plurimi, domande retoriche segnatamente sprovviste di reali esigenze conoscitive, istanze di accesso indifferenziato a tutta la produzione documentale esistente negli uffici, esposti ad ogni autorità amministrativa, denuncia a qualsivoglia giurisdizione, senza mai offri tra l’altro, un pur utile e possibile contributo al miglioramento dei processi.
Avvertiamo di interpretare la nostra dichiarazione di solidarietà non solo come atto dovuto nei confronti dell’irreprensibile collega intollerabilmente pregiudicato nei propri diritti fondamentali, ma altresì come manifesto di impegno a perseguire gli obiettivi amministrativi e segnatamente la realizzazione delle opere pubbliche programmate, in nulla distolti dalle azioni condotte da quanti erroneamente confondono il conseguimento dei rammentati obiettivi con l’agone della competizione politica.
Seguono le firme di 10 persone
Capita, si certo che capita…Sto coi piedi a mollo nell’acqua tiepida con schiumetta su una scoglio. Guardo l’orizzonte oppresso da foschia il caldo e l ‘afa insopportabili. Pensavo ai pompini della Carfagna e al comizio della Guzzanti:mi tuffo o non mi tuffo. Indugio nei pensieri che si slabbrano tra l’etica e l’estetica. Un sacchetto di plastica mi sfiora un polpaccio.Gesù!Non si può più venire neanche alla Solara. << Scusa…mi terresti la maschera per piacere ?>>. Allungo la mano la prendo lui mi sfiora la mano la mia. << E’ torbida oggi …non si vede niente>> E’ rossiccio un po’ irish peolpe, mi sorride poi viene fuori con uno scatto agile: belle cosce piantate alla Gattuso, ma chiare:belle lo stesso.Non ho più pensieri. Qualcuno alle nostre spalle gracchiante:<<ehi! Belle statuine vi scostate?>>. <<Mi chiamo Tonino>> mi fa<< ti togli gli occhiali?>>.<< lo avevo intuito che ce li avevi azzurri>> e sorride.Ho ancora la sua maschera in mano intanto le checche selvagge alle spalle:<<Uehhhh!!!Ma ve levate o noo?>> Sorride.Sorrido anch’io. Sto per scivolare. Lui mi tiene.Gesu!.Non penso più alla Guzzanti e nemmeno ai pompini della Carfagna. Arrivano onde da aliscafo le checche si tuffano nella schiumetta e sul sacchetto di plastica . Continua a tenermi per i fianchi.Oh Gesù!Fa un caldo maledetto lui mi sorride. Capita…si .Certo che capita.


Fa scalpore per un attimo che nel press kit della casa Bianca, anche sotto l’amministrazione amica di Bush, ci si riferisca a Berlusconi come a un “ politico dilettante” in un “paese noto per la corruzione”. Ma è segno della profonda mediocrità e del provincialismo dell’Italia di Berlusconi in cui grazie ad una stampa ampiamente controllata e accomodante le gaffe del premier vengono minimizzate, o celate, o non mostrate in TV, che la maggior parte degli italiani vive nell’illusione che Berlusconi goda di vasto rispetto oltreoceano, quando invece è considerato pressoché universalmente un buffone.
Alexander Stille, da: “L’ossessione di Luigi XIV”, la Repubblica,14 luglio 2008
Berlusconi dice spazzatura riferendosi alla manifestazione antigoverno di martedì 8. Tutti i tg a gridare allo scandalo, molti del PD a dissociarsi, vedi Furio Colombo: Ah!Italietta Italietta che suoni la trombetta. Una, dieci, cento mosche cocchiere al seguito del cavaliere.

La forma migliore di reazione cara Maria a tutto quello che descrivi, e io ci sono arrivato dopo un bel po, è il disprezzo.Se Gennaro Cinque, non apre bocca in Consiglio Comunale e si stravacca in maniche di camicia sul tavolo o se la apre mugugna qualcosa in moianese del nord, va trattato come tale: un cafonazzo e così i pure suoi accoliti con i flic floc ai piedi e con lo slang fluido della riserva Sant'andrea, Massaquano, Moiano: 'o si vist?Cheee? 'O si fatt? Gi sta questo gi sta quello, gengio ditt, insomma un buon moianese del nord e un altrettando attivo moianese del sud,vale a dire: modi zero,forma zero, eleganza zero.Verso tutto ciò cara Maria l'unica risposta è sottolineare la differenza su chi sei tu e chi sono io. Uno sarà pure sindaco di un paese, ma se è un cafone inurbano ignorante tale resta e come tale lo si tratta. E pure tutti gli altri. E' vero governano, ma governano a gente come loro,che parla l loro stessa lingua e non la nostra, e dunque li ha votati e verso la quale io nutro lo stesso disprezzo, perchè se non facessi così, questi zotici ignoranti potrebbero scambiare la mia signorilità e disponibilità per debolezza, perchè da che è mondo e mondo, cara Maria ci si intende solo tra pari. Quindi fieramente, non ti curar di lor ma guarda passa, come ammoniva il buon Dante, anzi, io non li guardo neanche e mi limito a passare, pronto a piccare se mi pestano i piedi con la loro protervia e la loro grossolana rozzezza. Per quello che invece descrivi relativo alle spiagge ho già dato una risposta sul blog di Vicoequenseonline e somiglia molto a quella che ti ho dato qui.Questi moianesi del nord, ma soprattutto quelli del sud (intendo i vicani), si meritano tutto quello che sta succedendo e si meritano anche peggio. Zotici bifolchi ignoranti strafottenti e cazziloro come i loro amministratori, gli brucia il culo solo quando qualcuno gli toglie qualcosa. Già cinque anni fa volantinavo da solo, sotto il sole e col megafono, sgolandomi, spiegavo che si sarebbero prese pure le Calcare e qualche altro lido rimasto. Non se ne fregarono più di tanto, qualcuno disse che era addirittura meglio così avrebbero cacciato via i castelluonechi: invece sta succedendo proprio il contrario, perchè i castelluonechi hanno le palle e sanno quali sono i loro diritti . I moianesi del sud e del nord, no. ben gli sta.Così va il mondo. Ma a me questo non riguarda più cara Maria, io non ho niente da spartire con questa gentaglia. Ho fatto la mia parte,ma evidentemente sono troppo diverso e meno male che è così. Io vado al mare in posti elitari, tranquilli chic, alle Calcare ci vadano loro e se pensano che gli venga negato un diritto, quello del mare e delle spiagge,che prendano coscienza e che lottino da soli...chissà forse potrebbero anche diventare un tantino più civili, più urbani. Io con questa gente non ho più niente a che fare e neanche col paese e mi viene da dire in napoletano classico:murite sì e murite pure, ma senza 'o cunfuoto dei sacramenti, quelli nostri quelli di chi per un certo tempo hanno creduto di evangelizzare e barbari .Ora invece loro sono la maggioranza cara Maria, lo sono sempre stati e a noi tocca mantenere le distanze, i distinguo, perciò cominciamo a disprezzarli, come è giusto che sia. Buona vacanza, rilassati, come solo un'autentica vera signora sa fare. Un bacio.


la polemica tra Cicelyn, direttore del MADRE e Velardi assessore al Turismo ed ai Beni Culturali, si configura come la classica lite tra prime donne, manca solo lo strascino che non si può fare perché entrambi difettano della materia prima: i capelli. A parte gli scherzi. E’ avvilente constatare che argomenti così importanti per la crescita sociale di una comunità siano trattati alla stregua di una schermaglia personale tra i due luogotenenti massimi di Bassolino:l’Arte ( la cultura in senso lato) e i beni Culturali. Cicelyn che accusa Velardi di fare sensazionalismo, con le sue uscite pubbliche sugli scavi di Pompei e Velardi che accusa Cicelyn di gestire un museo che macina un sacco di soldi pubblici ed è sempre vuoto. Di certo sappiamo – ed è la cosa più grave per i ruoli che rivestono- che entrambi stanno dicendo la verità l’uno dell’altro e che tutto il resto rimane mera opinione, chiacchiera, anche questo mio post. Le cose purtroppo continueranno ad andare esattamente come stanno andando. Pompei sicuramente sarà affidata ad un “mecenate” privato, che sia Getty o Montezemolo non cambia molto la sostanza dei fatti e forse anche il Museo Archeologico di Napoli insieme ad essa e poi forse Ercolano ecc. ecc.. Quello che non si vuol capire è che con questi uomini che la pensano in questo modo, si andrà verso la mercificazione totale e la immediata distruzione di tutto il patrimonio culturale, una volta pubblico. Ha ragione ancora una volta Salvatore Settis, professore di rilievo e direttore anche di fondazioni statunitensi come il Getty Museum di Malibù: il professore, costantemente in questi tre anni come una goccia che cade con precisione e forza sulla testa dura di chi non vuol capire ha ribadito e continua a farlo con vigore e argomentazioni ineccepibili,che i beni culturali non sono una merce, che è l'indotto a produrre il reddito, che è irragionevole la separazione tutela-valorizzazione, che è necessario investire sulle competenze tecnico-scientifiche e progettare un Ministero di alto profilo culturale, che il nostro patrimonio non è assolutamente come quello che hanno gli americani. Niente da fare: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Velardi e Cicelyn sono le due facce della stessa medaglia, perché se da un lato il primo propone la svendita del patrimonio culturale antico ai privati,( pratica avviata da tempo con i ministri del centro sinistra, e continuata da quelli del centro destra in assoluta sintonia), con tutto quello che comporterà una scelta simile. Il secondo dirige un museo fatto in buona parte con opere di collezionisti privati: ieri Sonnabend oggi Ernesto Esposito. Opere date in comodato d’uso, prestate gratuitamente, così per lo meno si dice sulla stampa.Un museo, per ammissione di Cicelyn, della Regione Campania, concesso in uso alla Fondazione Donnaregina presieduta da Antonio Bassolino, ma che comunque afferisce all’assessorato al Turismo e ai beni Culturali, cioè l’assessorato di Velardi .Un museo che investe 5 milioni di euro pari a 10 miliardi delle vecchie lire per l’esercizio finanziario del 2008, che non sono pochi e non sono precisamente bruscolini, ma che non si riescono a vedere o a percepire questi livelli qualitativi e quantitativi così alti di cui parla il direttore. Insomma, accuse e rimbotti dallo stesso palazzo.A me sembra che con questa scaramuccia, in ultima analisi, per dirla napoletanamente sia andata a finire “a pazziella in mano e’ creature” e in questo caso le”creature” in questione stanno giocando con un giocattolo che è: il patrimonio dei beni archeologici che è di tutti, il primo e con soldi pubblici il secondo. Letto o meno questo post non sposterà di un millimetro i programmi di queste due “prime donne” della politica napoletana e allora mi verrebbe da dire quello che ha scritto un noto drammaturgo di questa città in prefazione ad un mio libro di prossima uscita:<< Murite sì. Ma murite senza il conforto dei sacramenti, quelli nostri, magari. Quelli dell’ultima ora. Jate all’inferno, accussì, annure e crure, in sola compagnia dei vostri stupidi, trimalcioneschi compagni di sbornia, dimenticanza, falsa coscienza, marcusiano imbesuimento!! Perché questa città avrebbe bisogno, tra l’altro, anche di una nuova legge Coppino sull’analfabetismo, quello verace e quello di ritorno, e anche di una legge del taglione islamica contro i ladri, i tombaroli, gli anamnestici, gli spergiuri, i prestanti falsa testimonianza eccetera, eccetera, eccetera………..>>.

Questa è solo una riflessione, come da anni ormai faccio, su quanto avviene a Vico Equense, perché fondamentalmente penso che il paese, che è proprio uno strapaese non meriti né le mie energie, né un mio impegno e non le meritano nemmeno tutti quelli che vi abitano, che non sono cittadini, perché i cittadini presuppongono una coscienza civile che da sempre è latitante in questo paese. Non che le mie energie e il mio impegno siano indispensabili, perché nessuno è indispensabile,tanto meno io, ma soprattutto perché ci sono cose più interessanti per le quali vivere. Fatta questa premessa necessaria vengo al dunque. Cominciamo dal degrado sociale: Vico Equense sta attraversando il momento più basso della sua storia pubblica, basta fermarsi - e io lo sconsiglio vivamente- la sera in piazza dopo le nove per vedere il degrado urbano in tutta la sua più eclatante manifestazione: caroselli impazziti di motorini, auto in genere SUV parcheggiati in mezzo alla strada, orde di teppistelli ai quali non voglio più affibbiare l’appellativo di giovani perché troppo generico, la fanno da padroni arroganti. Non c’è uno straccio di controllo, la rissa è frequentissima e volano pugni,calci e qualche volta anche bottiglie di birra. A rendere più barbarico il tutto, come se non bastasse già questo, provvedono anche i bar dei quattro cantoni che muniti di televisioni mega schermo sparano di tutto ad un volume altissimo: dalle insopportabili partite di coppa UEFA ( non a tutti piace il calcio) alla musica tecno. C’è poi il degrado urbanistico e politico di questo paese, che sta passando sotto il silenzio di tutti, un degrado di una protervia e una rozzezza raccapriccianti. Una parte del corso Filangieri ancora chiusa per lavori mai finiti e che non si prevede finiscano per adesso..Lavori di parcheggi interrati fatti passare per lavori di pubblica utilità e realizzati con soldi pubblici e che invece sono risultati essere un affare privato per la ditta che li ha realizzati e per i quali la città sta pagando uno scotto altissimo e un debito altrettanto alto. Il sindaco Gennaro Cinque, fa sapere che vuole far pavimentare la strada con cubetti di porfido e che quindi passerà ancora altro tempo prima che venga riaperta. Cantieri aperti un po’ dovunque con lavori fermi ai borghi marinari, e sulla Raffaele Bosco e a Moiano che sembra una città palestinese bombardata:una incredibile accozzaglia di lavori abusivi e una strada dissestata e piena di buche. Una volontà di fare affari col territorio e con appalti pubblici: una pratica vecchia ma sempre efficace per assicurarsi clientele e fedeltà. Lo stesso Gennaro Cinque che con un Decreto decide di chiudere l’accesso all’ufficio lavori pubblici, a suo dire, per “limitare il carico di lavoro troppo pesante”. Morale della favola: ai consiglieri comunali dell’opposizione, ma anche a chi semplicemente volesse accedere ai documenti, viene interdetto il diritto di visionare gli atti pubblici: un bavaglio bello e buono alle regole democratiche. Come se non bastasse un consigliere dell’opposizione, Pasquale Cardone, che si vede recapitare, dopo dieci mesi, una lettera di risarcimento per danni morali che le sue dichiarazioni avrebbero procurato al Capo Settore dell’Ufficio Tecnico del comune, il perito edile o geometra che dir si voglia, Francesco Saverio Iovine che è di fatto ormai il vero deus ex china della trasformazione urbanistica del paese, in peggio naturalmente. Di contro tutto questo il silenzio acquiescente e complice di tutti. Lo stesso Partito Democratico dilaniato da avvilenti disquisizioni da disputa bizantina tra chi deve o non deve fare il segretario, quelli della Margherita che pretendono far sentire il loro peso ( una cosa ridicola visto che parliamo di due o tre persone, sempre le stesse e non di masse oceaniche). Nessuno che pensi solo di fare uno straccio di manifesto pubblico per informare su quanto sta avvenendo. Nessuno che abbia pensato ad una presa di posizione solidale col consigliere Cardone – e non per simpatia al consigliere- ma per la gravità politica del gesto che è stato fatto contro la democrazia. Allora io mi chiedo fino a quanto dovremo continuare a sopportare tutto questo? Fino a quanto dovremo assistere inerti allo sfascio di istituzioni e territorio? Fino a quanto dovremo sopportare l’arroganza di chi pensa di gestire la cosa pubblica come una “cosa nostra”. Io esprimo la mia solidarietà pubblica al consigliere Pasquale Cardone e faccio mie le sue dichiarazioni proferite in sede di Consiglio Comunale e mi aspetto anche io una lettera di risarcimento dall’illibato geometra.

Sono tempi brutti per noi italiani.Non riusciamo ad arrivare alla fine del mese.Non possiamo più permetterci le case in centro. Andiamo meno in vacanza.Eppure c'è chi sta peggio di noi. Il nostro Presidente del Consiglio.Il quuale, riferiva ieri il"Corriere", è ormai schiavo del suo lavoro.<<Ho barche sulla quali non ho mai messo piede e case che ho visto una sola volta>. Non solo, ma è costretto a vivere a palazzo Grazioli,<<dove non c'è mai luce>>.Un impiegato di concetto con la scrivania vicino alla