
Con non poco sconcerto ho letto questo titolo"Qualche esponente del WWF punta ad entrare nel business del FAITO" apparso su "Il Gazzettino Vesuviano,del 2 luglio 2009.Non giova a nessuno gettare fango sul WWF su una questione così grave soprattutto per i risvolti non ambientali. Io non sto nel WWF ma credo che quello che abbia fatto Claudio D'Esposito sia giusto e sacrosanto, non mi sembra corretto che un consigliere comunale( da quale pulpito) - tale - Antonio De Martino-che neanche ho capito chi sia, si permetta di dire queste idiozie squallide, nè tanto meno di riportarle, come invece ha fatto l'intervista. Quà il business intanto lo sta facendo qualcun altro e con modalità neanche tanto legittime e poi,non è stata ancora detta l'ultima parola. C'è un clima di illegalità, cupezza e di intimidazione che fa schifo e nonostante tutto questo c'è ancora chi fa i distinguo ed è per questo che non si andrà mai da nessuna parte. Claudio D'Esposito ha tutta la mia solidarietà e l'appoggio del circolo VAS di Vico Equense, ma sono profondamente dispiaciuto e avvilito soprattutto.
Quello che si è realizzato a Faito è a tutti gli effetti un progetto realizzato che ha modificato interamente l’area in questione. L’area è in zona 8 del P.U.T ed è riportata come Parco Territoriale. La modifica è stata resa possibile non solo per il taglio indiscriminato di alberi secolari, ma anche per la trasformazione geomorfologica operata anche con lo scarico abusivo di ingenti quantità di materiali di risulta. In quanto progetto dunque, i lavori eseguiti necessitavano di permessi e autorizzazioni prodotti e rilasciati dagli organi ed uffici competenti preposti a farlo. Il progetto non ha una autorizzazione urbanistica, né tanto meno una autorizzazione ambientale, come attestano la lettera firmata dal funzionario della Soprintendenza, architetto Catello Pasinetti e quella della Presidente dell’Ente Parco, architetto Anna Savarese. Il progetto quindi è abusivo a prescindere dalla finalità e dalla proprietà dell’area, ma soprattutto non è relazionabile alle precedenti manifestazioni che si svolgevano nella stessa area ( festa della castagna e sagre affini): manifestazioni precedenti che erano di carattere transitorio e temporaneo. Quella della relazione con le precedenti manifestazioni, è la tesi che sostiene la relazione dell’accertamento tecnico edilizio prot.17171 del 19.6.2009 prodotta dal Comune di Vico Equense, per i carabinieri e redatta dal tecnico geometra Giovanni Savarese e dal responsabile del servizio architetto Catello Arpino. Questa relazione e la tesi contenuta vorrebbero sostenere che i lavori eseguiti avrebbero avuto le autorizzazioni necessarie, la qual cosa non è assolutamente vera, perché le autorizzazioni alle quali si fa riferimento sono quelle dell’Ufficio Attività Economiche del comune, quella dell’allora proprietario dell’area, quella dell’Ufficio Servizi Imprese e Turismo sempre del comune e ad un accordo tra comune di Vico Equense e l’Amministrazione Provinciale di Napoli ” per lo svolgimento in collaborazione del progetto”Interventi per la rimozione di barriere architettoniche e miglioramento aree destinate ad attività di socializzazione ed aggregazione”. Trattandosi di un progetto di fatto eseguito in una zona di vincolo ambientale, con tanto di opere visibili, durevoli e altamente impattanti, si ritiene che esso sia stato fatto senza alcuna autorizzazione necessaria e competente e dunque è completamente abusivo.

Gentile Presidente,
Ritorna tristemente all’attenzione dei media l’Ecomostro di Alimuri a Meta di Sorrento: un ragazzo precipita sugli scogli per un tuffo incauto, fatto dalla struttura e riporta un trauma cranico ed una frattura alla gamba ora è gravissimo al Cardarelli di Napoli. Mi rivolgo a Lei affichè intervenga, con l’autorità che Le è propria in una questione che è l’epitome di un affare dai risvolti ancora oscuri e discutibili non ancora concluso, sul quale sta indagando la Procura della Repubblica.
Fui uno dei primi che due estati fa denunciò, come VAS (Verdi Ambiente e Società) all’attenzione pubblica ed alla stampa, un’operazione che suscitava perplessità e sdegno.
Una famiglia di imprenditori acquista l’ecomostro di Alimuri, costruito nel 1962 con una licenza folle rilasciata dal Comune di Vico Equense e bloccata solo nel 1975 dalla Regione Campania. Una famiglia di imprenditori campani acquista per 2,7 miliardi di lire un immobile ormai abusivo.
Successivamente e con una operazione che resta ancora da chiarire, si sigla un accordo di programma nel 2007 tra l’allora ministro Rutelli , la Regione Campania, la Provincia ed il Comune di Vico Equense, per una messa insicurezza del costone di Scutolo e per l’abbattimento della struttura: il rudere di cinque piani e 18 mila metri cubi, esteso su un’area di 2mila metri, alto 16 metri, doveva essere abbattuto.
Ministero e Regione avrebbero pagato 600mila euro, la Sa.An, la società della famiglia degli imprenditori proprietari altri 500mila euro. In cambio la società chiedeva di poter costruire un complesso balnerare nell’area dove era stato demolito il rudere e la costruzione di una struttura di uguale volumetria in una zona del comune di Vico Equense.
Fu questa, gentile Presidente la cosa che fece esplodere, lo sdegno dei VAS ( Verdi Ambiente e Società) che denunciarono all’opinione pubblica quello che ancora oggi resta un affare poco chiaro. Da allora, su tutta la questione è caduto il silenzio, fino al terribile incidente di qualche giorno fa. Lei ha più volte energicamente denunciato lo scandalo delle morti bianche, della non fatalità degli incidenti sul lavoro; ebbene signor Presidente, il grave incidente accorso a questo ragazzo si colloca tra questi.
Le domande che Le rivolgo accorato sono: perché quella struttura è ancora lì, senza controlli e senza protezioni? Perché il sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque, invece di aspettare l’apertura di un ennesimo cantiere per la costruzione di un albergo non provvede, come gli spetterebbe, a recintare e proteggere la zona pericolosa? Perché la famiglia Normale proprietaria del rudere pericoloso non fa la stessa cosa? Su chi ricadono le responsabilità se accadono incidenti come questi? Dovremmo piangere l’ennesimo morto prima di prendere i provvedimenti necessari? Mi appello a Lei signor Presidente perchè possa sollecitare al più presto interventi consoni affinché episodi del genere non abbiano più a ripetersi.
Grazie
coordinatore del circolo
VAS di Vico Equense

La verità dei giornali! Una grande menzogna! I giornali raccontano ciò che il loro editore vuole si racconti. L’editore è il padrone di un giornale e l’informazione che egli permette di far veicolare è quella che più gli aggrada. Detto questo in Italia, ma anche in buona parte del mondo non esiste una stampa libera, come non esiste una televisione libera, come non esiste una RETE libera: gli ultimi sistemi censori di Nokia e qualche Network come Twitter, sui fatti dell’Iran non fanno che avvalorare ciò che dico. Lo so, lo so, qualcuna dirà: il solito apocalittico!!! Ma il punto è che il giornalista che scrive in autonomia è una mera illusione, se volete, un sogno romantico ( volendo attribuire la categoria del romanticismo al giornalismo, e mi sembra una idea pessima). Inoltre c’è un modo di porgere la notizia oggi, una grammatica, un lessico che obbediscono alle leggi del conformismo morale ed a quello del conformismo estetico. Un esempio di conformismo morale: bisogna essere sempre propositivi. Oppure: bisogna cercare sempre l’unità. Un esempio del conformismo estetico nella scrittura:abbandonare i toni aspri ed essere – pur criticando- sempre accondiscendenti al sistema dato: la scrittura giornalistica è neutra, ma non neutrale. La scrittura giornalistica si da regole epurative per far fuori il dissenso ed attiva le procedure per produrre consenso. Lo fa per essere letta, ma anche per essere semplicemente pubblicata dal padrone, pardon, dall’editore: per pura e sempèlice ubbidienza. La pratica dell’ubbidienza è già attiva nell’atto di scrivere in una redazione. Se si comprendono questi meccanismi si può attivare una DOXA, un’opinione da parte del lettore, che in un certo qual modo lo difenda dalla menzogna spacciata per la verità, laddove giornalisti e giornali contrabbandano quotidianamente una pessima DOXA per LA VERITA’. Bisognerebbe disseminare nella scrittura, mentre invece sarebbe necessario, per una possibile libertà, non essere polisemici o scrivere in maniera paratattica: Adorno, Kant, Derrida, Pasolini abituare cioè il lettore alla “differenza “e anche al non immediatamente comprensibile. Ma queste cose i giornalisti non le sanno, convinti come sono di essere oggettivi. La disseminazione non è mai polisemia. La polisemia - dove da l'impressione di essere libera perchè plurale-è sempre in qualche modo irreggimentabile, controllabile, perché in qualche modo si illude di partecipare al “principio di realtà”. La disseminazione o il dissodare la scrittura, invece non è mai riconducibile all'ordine.Essa si abbandona a un "principio di piacere" dispersivo, che ha un rapporto necessario con il godimento ma anche con la pulsione di morte. Disseminare o dissodare un testo significa non obbedire più alla regola del “dovere informativo” che appartiene al giornalista perché l’ordine del discorso fa tutt’uno con l’ordine del potere, cioè dell’editore/padrone. Nella sua mancanza di un principio ordinatore, la disseminazione finisce col configurare il testo (e qui la differenza tra "linguaggio" o "scrittura" e "realtà" viene completamente a cadere) come una serie di innesti, ibridazioni, formazioni "mostruose", che costituiscono una contestazione quanto mai radicale di due assunti della razionalità.
Il primo è quello dell'identità e dell'identificazione,col potere, ovvero, della possibilità di "definire", operazione rassicurante che tende a difendere/si dall'alterità, a rimuoverla.Il secondo assunto è quello della "linearità del significante, principio fondamentale del conformismo, con cui viene sancito il rapporto di interdipendenza tra la scrittura e una certa concezione della temporalità come successione lineare, discreta, di fatti di istanti, meglio rappresentabile come la cronaca, sia essa nera, sociale, politica. Nell’attualità, vale a dire oggi: leggere qualsiasi testo giornalistico scritto o scrivere qualsiasi testo per un giornale o in forma giornalistica è un’operazione banale quanto inutile. La scrittura giornalista semplicemente non è.

Sono molto sfiduciato. Non mi aspettavo il dissequestro di tre giorni che le forze dell’ordine hanno consentito nell’area di Faito dove sono stati perpetrati lavori abusivi. Non ho capito neanche il motivo, né lo voglio sapere, perché sarà certamente una menzogna e dei giornali con i loro sedicenti “giornalisti” è bene non fidarsi. Ho capito che nel nostro paese, le ragioni di una festa da strapaese pacchiana e cafona, contrabbandata come promozione turistica, possono impunemente scavalcare la ragioni delle leggi. A questo punto gli alberi tagliati passano in secondo piano mentre al primo si colloca un lassismo istituzionale che certamente dovrebbe far preoccupare chi ancora tiene a cuore le sorti democratiche del nostro paese. Oggi scadono i tre giorni di dissequestro. Non lo so come evolverà tutta la faccenda, ma la mia sfiducia però è tanta dopo quello che ho visto, anche se dobbiamo provare e riprovare per affermare la legalità in una terra martoriata. Bisognerebbe attivare la vigilanza di tutti, ma purtroppo così non è. La stragrande maggioranza della popolazione si è ormai assuefatta a questi sistemi e le leggi diventano un optional nel migliore dei casi ed un ostacolo da bypassare nel peggiore. La zona collinare è devastata da interventi simili e peggiori di quelli del Faito per esempio il Monte Comune o via Antignano, ma anche a Vico Equense ci sono stati abusi in aree che avevano vincoli idrogeologici come il Borgo di marina di Vico. Anche per questi casi c’è stato il silenzio delle autorità di vigilanza e tutela del territorio, anche per questi casi ci sono state denunce, esposti e fotografie. Ora- sul caso FAITO starò a guardare: sono stati avviati vari procedimenti, aperti molti fascicoli, coinvolte molte istituzioni e parafrasando Totò dico: “ voglio proprio vedere questi dove vogliono arrivare” .
Finalmente è accaduto quello che sarebbe dovuto succedere un decina di giorni fa. La polizia di Stato e il Nucleo Operativo Ambientale dei Carabinieri hanno sequestrato l’area dei lavori abusivi che si stavano eseguendo a Monte Faito disposto dalla procura di Torre Annunziata, anche se da oggi hanno operato già un inspiegabile dissequestro di tre giorni. Faccio mie le parole di Tommaso Sodano l'ex presidente della Commissione ambiente al Senato, e consigliere provinciale “Con gioia esprimiamo la nostra soddisfazione per il ripristino della legalità sul Monte Faito”. E’ andata bene: gli ambientalisti,per scelta e determinazione, portano a casa un bel risultato mentre chi avrebbe dovuto controllare dorme ed è da qui che voglio partire. Ci sono da sottolineare alcuni aspetti che in tutta questa faccenda non sono secondari e di cui la stampa, ancora oggi nel dare notizia del sequestro, non scrive. Il primo in ordine di importanza: se il sindaco di Vico Equense ha potuto fare tutto quello che ha fatto, lo ha fatto perché gli organi di tutela del territorio cioè l’Ente Parco e l’Autorità di Bacino del Sarno non hanno mosso un solo dito per impedirlo. Quella laconica lettera dell’arch. Anna Savarese che informava gli altri enti di non aver concesso alcuna autorizzazione era risibile. Una volta accertata l’esistenza dei lavori, il presidente dell’Ente Parco avrebbe dovuto chiedere subito il sequestro e così pure l’Autorità di Bacino del Sarno, che era tra quegli enti che erano stati informati, dalla Savarese e non privati cittadini che si espongono alla mercè di ritorsioni. Non è successo niente di tutto questo. E’ stato Claudio D’Esposito WWF ad inviare l’esposto alla Procura. Sono stati i VAS a contattare Tommaso Sodano che poi si è rivolto al procuratore Diego Marmo per sollecitare l’intervento dei Carabinieri. Sono state le denunce che quasi tutti i giorni sono state diffuse dal WEB che hanno portato al sequestro dell’area. Sono stati i nostri ripetuti interventi sul posto a portare all’ attenzione dei cittadini quello che invece stava avvenendo nel silenzio, con alacre sollecitudine da parte del Sindaco e dei Volontari del Faito. Da parte di questi enti c’è stato il silenzio. Un silenzio che si è avvertito anche su altri scempi, altrettanto gravi quanto quello del Faito: via Antignano, per esempio, Monte Comune completamente devastato da sbancamenti peggiori e il borgo antico della marina di Vico, sui quali nessuno si è ancora espresso. Anche per questi sarebbe necessario un’ azione della Procura. Non sono stati certo gli interventi di questi Enti a fermare questo scempio. Carrozzoni politici insomma che niente hanno a che vedere con la difesa del territorio e dell’ambiente. Bisognerebbe scriverle queste cose, per amore di verità, perché ci sono responsabilità materiali, ma anche responsabilità morali e politiche non meno gravi.Leggo su Metropolis di oggi ( 26 giugno) che i lavori avrebbero suscitato “allarmate reazioni da parte delle istituzioni […] nonché dell’Ente Parco ”: non è vero! Quali sarebbero state queste istituzioni allarmate? E quali quelle dell’Ente Parco? E ancora di “un’ interrogazione presentata dai consiglieri comunali di minoranza”, ieri, giorno del sequestro, ma solo da un paio di essi e neanche da tutto il gruppo. Le stesse cose le ho lette su un trafiletto del Corriere del Mezzogiorno. Mi dispiace dirlo, ma non è così che si fa informazione. Ora il sequestro c’è stato ma c’è stato anche un dissequestro di tre giorni, la legalità ci auguriamo sembra essere stata ripristinata. Ora spetta al magistrato fare chiarezza. Noi auspichiamo che non finisca tutto in una bolla di sapone. Cosa succederà dopo i tre giorni? Si attuerà il ripristino dello stato dei luoghi? E a chi toccherà pagarlo? Lo pagherà il comune e tramite esso i cittadini o chi si è reso responsabile di questa devastazione?
Il 23 giugno -come riportato dalle foto- il sottoscritto insiema a CLaudio D'Esposito ed alcuni amici del WWF e dei VAS si è recato sui luoghi che vedete fotografati. Volevamo rendereci conto della gravità dei fatti. Il sindaco ci ha impedito pesonalmente l'ingresso all’area. Ci ha detto che non si poteva entrare in un cantiere, ma di fatto sul posto non c'era nessun cartello che diceva che quell'area così ridotta lo fosse.Ciò che deve far riflettere è che a tutt'oggi i lavori stanno continuando nonostante tutti sappiano che quei lavori non sono stati autorizzati da nessuno. Gli organi preposti alla tutela ed al controllo hanno preso una ben strana posizione attendista, tranne
FRANCO CUOMO-VAS- VICO EQUENSE
Domenica mattina un esponente del PD di Vico Equense, mi ha detto:” ma cosa poteva fare di più il Presidente dell’Ente Parco? Ha chiamato il Corpo Forestale ed ha informato le autorità responsabili del Faito ( Provincia, Regione, Comune, Carabinieri, Corpo Forstale, Soprintendenza) che in una zona del Faito si stavano svolgendo sbancamenti, livellamenti, riempimenti, lavori non autorizzati da nessuno, cosa avrebbe dovuto fare, apporre lei personalmente i sigilli all’area in oggetto?” Mi sono trattenuto dal non dargli una rispostaccia e gli ho ricordato che un conto è se dai Carabinieri ci va un cittadino qualsiasi ( anche se questi sono tenuti dopo una segnalazione ad intervenire prontamente comunque) o, come è successo, una associazione ambientalista, che tra l’altro- particolare non da poco aveva già presentato un esposto- e altra cosa se a richiedere il sequestro dell’area con tanto di sigilli è il Presidente stesso dell’Ente Parco Monti Lattari ovvero, la massima autorità riconosciuta per la tutela del Monte Faito. Se dopo tale richiesta fatta ai Carabinieri locali, ancora una volta non fosse successo nulla, allora si sarebbe dovuto investire immediatamente la Procura della Repubblica. La mia domanda ora è: perché il Presidente dell’Ente Parco Monti Lattari non ha sollecitato subito l’apposizione dei sigilli, visto che, come ha scritto in quella informativa laconica, sull’area non compariva neanche un cartello che chiarisse che lavori si stavano facendo, chi era la ditta, e per conto di chi si stavano eseguendo? Lascia sconcertato il fatto che sul Faito, su quell’area dove sono stati fatti gli scempi che si stanno denunciando da giorni, i lavori continuano ancora a tutte le ore, con una alacrità ed una velocità che sono sconcertanti, lavori nei quali il Sindaco Gennaro Cinque con tanto di zappa in mano è attivamente partecipe come nel suo stile pacchiano e populista che tanti consensi riceve. Ripeto ancora una volta la domanda, e vorrei che a rispondermi fosse proprio l’architetto Anna Savarese nella qualità:perché il Presidente dell’Ente Parco ancora oggi non chiede il sequestro dell’area e fa apporre i sigilli? Il Med Flor Festival è fatto con i soldi della Provincia in cui ha stravinto il centro destra di Cesaro, ché forse assumere una posizione rigida comporterebbe la perdita della presidenza? Si sta barattando forse ancora una volta con uno squallido do ut des lo sfascio del territorio col mantenimento della poltrona? Sono considerazioni che si possono fare in politica. Io preferisco essere politicamente scorretto e non faccio salvo la buona fede di nessuno, perché quando si riveste un ruolo istituzionale, come nel caso di una presidenza di un Ente, sono i fatti quelli che contano e i fatti dicono che dopo il documento di presa di distanza da ciò che stava accadendo e dopo aver giocato a rimpiattino sul palleggiamento delle responsabilità, tutto sta andando avanti come prima e sono molto curioso di vedere quali saranno le personalità politiche che inaugureranno il festival, ovvero chi presenzierà insieme al Sindaco la cerimonia di apertura, perché chiunque lo farà, sarà immediatamente complice di quella barbarie che potete ancora vedere sul web- ignorata da buona parte della stampa locale- grazie alle foto del Wwf e che oggi è notevolmente peggiorata da quando sono stati fatti quegli scatti. Il silenzio delle istituzioni e soprattutto la loro ignavia, insieme al silenzio della stampa locale lascia sconcertati e fa temere che chiunque una mattina svegliandosi possa dar corpo ad un progetto devastando un area di patrimonio pubblico. Regione, Provincia, Comune, Carabinieri, Corpo Forestale, Soprintendenza, da tempo sembrano avere adottato in materia ambientale la pratica del non intervento. Si lascia deperire un’area verde, non si taglia più l’erba, non si pulisce più un arenile, non si fanno più sopralluoghi e se si fanno poi si risolve tutto in un nulla di fatto, si lascia decadere lentamente un territorio per poi giustificare le azioni arbitrarie di un primo arrivato che si giustifica in questo modo:” ma in fondo che cosa sto facendo? I castagni erano malati ed io li ho potati? Nessuno più tagliava l’erba perché la Regione non mandava più nessuno ed io ho fatto un po’ di pulizia, tagliando un po’ di qua e un po’ di là, le spiagge erano sporcate da visitatori notturni e io le ho chiuse con cancelli”. Questo è quello che sta accadendo a Monte Faito ed a Vico Equense nella più assoluta indifferenza di tutti.
Franco Cuomo VAS-Vico Equense
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L’aggressione selvaggia all’ambiente sembra ormai essere diventato il tratto distintivo della impunità dell’amministrazione di Gennaro Cinque a Vico Equense, con pesanti silenzi dell’Assesorato all’Ambiente della Regione Campania e dell’ Ente Parco, il cui presidente è un elemento di spicco di Lega Ambiente. Cosa sta succedendo è presto detto. Una zona del Monte Faito, per la precisione quella che ospitava da anni la Festa della Castagna e che costituiva un punto di riferimento per gli amanti del pic- nic è stata oggetto, in questi ultimi giorni, di un devastante intervento di manipolazione che ha letteralmente stravolto la forma stessa del sito. L’andamento del terreno, fino a qualche giorno fa leggermente degradante da valle verso monte e che costituiva nell’insieme un pregevole contesto ambientale tipico del Faito oggi non esiste più. Sbancamenti, splateamenti, tagli devastanti imposti a piante secolari, opere di sostegno e terrapieni non necessari sono stati contrabbandati come “opere di ingegneria naturalistica” e costituiscono gli elementi più significativi di un massiccio intervento, la cui” urgenza” ha imposto anche di lavorare di domenica e fino a sera inoltrata e anche di notte. Colpisce in questa operazione la virulenza e la selvaggia devastazione dell’intervento: vedere quel posto oggi cosa è diventato rispetto a come era, credo debba far riflettere tutti su altri sicuri e prevedibile scempi del genere. Lo stravolgimento di quest’area è stato fatto per ospitare una manifestazione floreale, il Mediflor Festiva, inserito in un più ampio progetto Oceano Verde Faito come riportava Il Mattino del 17/06/09, un progetto che, se prevede altre devastazioni del genere deve assolutamente essere fermato, un progetto realizzato con soldi regionali o comunali, nel nome del quale, si manomettono le caratteristiche morfologiche di una montagna con interventi su un’area di cui non si conosce la proprietà, considerato che il Monte Faito sarebbe stato acquistato dalla Regione e dalla Provincia. Come previsto dal progetto Oceano Verde Faito, si dovranno realizzare altre tre manifestazioni sulla montagna: quanti e quali altre zone saranno devastate? Il WWF ha presentato un esposto, che fine farà questo esposto tenuto conto di quanto è già successo per quelli presentati per via Antignano e sul sentiero Prezzano/Monte Comune? Cosa fa l’Ente Parco? E dov’è la tutela ambientale della Regione e della Soprintendenza? Stamattina alle 5 sono stai scaricati altri camion con tonnellate di terra, perché tutta questa fretta, perché tutta questa urgenza? Da dove viene tutta questa terra? Ma soprattutto, come giustamente scritto dal WWF: perché cambiare radicalmente la morfologia di un’area, per permettere un evento di pochi giorni sponsorizzato dalla stessa Provincia e con la pretesa di fare, poi, gli interessi dei turisti della domenica offrendo loro un comodo barbecue a pochi euro???!!!”

Stamattina nel palazzo della Giunta Regionale a Napoli e stato presentato il Disegno di Legge che rispondendo al bisogno di nuove case per le fasce deboli della popolazine campana stimato in circa 300 mila unità. Il Disegno Di Legge (DDL) prevede un aumento del 20% delle volumetrie per villette mono e bifamiliari e del 35% per gli edifici abbattuti e ricostruiti secondo le norme più avanzate, sicurezza abitativa contro il rischio sismico, riqualificazione e cambio di destinazione per capannoni industriali dismessi da destinare ad abitazioni, riqualificazione degli immobili Iacp. Queste sono alcune delle novita' previste dal DDL della Regione Campania per il Piano Casa. Il disegno ripropone in pratica il nefasto piano casa proposto dal Governo Berlusconi consentendo la ristrutturazione privata ai piccoli proprietari con aumenti del 20% delle volumetrie e del 35% per quelli abbattuti e ricostruiti ex novo e la costruzione di nuovi alloggi in stabili industriali. Alle imprese sarà data la possibilità di un incremento volumetrico fino al 50% per la realizzazione di nuovi alloggi da immettere sul mercato, il tutto viene presentato come Rilancio del Comparto Edilizio basato su Sostenibilità e Ambiente. Il disegno si applicherebbe su tutto il territorio cioè le stesse norme di questo Disegno Di Legge valgono allo stesso modo a Capri per esempio a Positano a Vico Equense, come a Caivano, Casoria, Secondigliano. Chi controllerà gli interventi costruttivi nella zone con vincoli ambientali? C’è da chiedersi che fine farà la Costiera Sorrentina o Amalfitana, se questo Disegno di legge syi trasforma in legge. La Costiera Sorrentina è stata e tuttora è devastata da interventi di sbancamento e scavo che stanno distruggendo gli ultimi limoneti ed aranceti previsti dallo scellerato art. 6, comma 2 della L.R. 19/01 prima dell'introduzione della ancora più nefasta legge regionale 16/2004 nel prevedere parcheggi pertinenziali in aree libere, anche non di pertinenza del lotto dove insistono gli edifici ovvero nel sottosuolo o al pianterreno di essi e subordinandone la realizzazione al preventivo rilascio di autorizzazione gratuita "anche in deroga agli strumenti urbanistici vigenti". Il Piano Urbanistico Territoriale (PUT) è stato nullificato e questo Disegno Di Legge presentato stamattina è l’ennesimo colpo inferto all’ambiente in tutte quelle zone sottoposte a vincolo paesistico. E’ un disegno voluto da questa amministrazione regionale di centro sinistra, che opera scelte per niente dissimili da quelle del governo di centro destra, che dietro l’ipocrisia della sostenibilità ambientale non recepisce che alcune aree di territorio hanno da tempo raggiunto la insostenibilità edilizia. A chi giova distruggere la Penisola Sorrentina o la Costiera Amalfitana? A chi giova equiparare urbanisticamente Capri e Sorrento a Grumo Nevano o Qualiano? Come è possibile fare scelte che prevedono sconsiderati aumenti volumetrici in zone dove da tempo le anagrafi abitative dei comuni non prevedono più neanche l’inserimento di uno spillo?
Franco Cuomo- Coordinatore VAS – Penisola Sorrentina
C’era una volta l’ombrellone, nelle piazze del nostro sud che faceva ombra discreta nelle assolate giornate estive ai nostri caffè e alle nostre chiacchiere da caffè. Erano discreti gli ombrelloni, perché quando il gestore di un bar aveva la concessione, si limitava ai tavolini che non dovevano superare un certo numero e soprattutto doveva lasciare libero il passaggio ricordando che il comune – nel dargli quella concessione- gli permetteva il permesso temporaneo e limitato di una spazio pubblico. Ma cosa sta succedendo da un po’ di tempo a questa parte nelle nostre piazze? Sta succedendo che incredibili tensostrutture hanno preso il posto dei piccoli ombrelloni, che insieme a siepi di piante disposte in grandi vasi finiscono col generare spazi chiusi, che oltre a limitare la libertà di passaggio dei pedoni finiscono per diventare strutture che determinano un rilevante impatto ambientale, come nel caso che vedete nella foto. La bella facciata della chiesa barocca del Carmine nella piazza Tasso di Sorrento soffocata ed in parte nascosta da una tensostruttura alla faccia dei vincoli paesaggistici ed urbanistici.
Quello che succede a Sorrento dovrebbe per lo meno suscitare una protesta da parte della Soprintendenza per esempio e delle competenti autorità comunali, che invece tacciono. Stessa cosa a Vico Equense nella piazza Umberto I: qui tutti e quattro gli angoli della piazza sono diventati aree esterne di altrettanti bar con altrettanto tensostrutture, qualcuna addirittura sembra essere diventata permanente, la sera si fa musica a tutto volume fino all’una di notte, ma qualcuno, per aver ostruito i passaggi, per aver montato quelle strutture, per trasmettere musica, che tipo di concessione ha richiesto ed ottenuto?. Anche qui il cittadino è costretto ad una gimkana tra tavoli, grossi vasi e sedie e tavolini. Anche qui, una concessione temporanea, per un esercizio legittimo che è anche una bella cosa per le nostre zone, si trasforma in prepotenza invadente e in gestione grossolana da parte dei gestori degli esercizi nel silenzio delle autorità comunali competenti. Risultato: le belle piazze della Costiera Sorrentina somigliano sempre di più al litorale di Castelvolturno.

L’errore sta nel credere che il mio occhio stia divagando sempre verso il freddo e il buio per rendere visibili le macchinazioni del mondo. Le mie vette concettuali partono dagli assiomi di Lartigue e mi tirano fuori da quei castelli che quello di Kafka al confronto sarebbe una casa di bambole. Sistemai le mie poche cose in due grosse sacche, lasciai i libri che avevo comprato in questi anni in regalo alla proprietaria della Villa Bozzi, che fu molto contenta del lascito, erano circa un migliaia di volumi di arte contemporanea e di fotografia che sarebbero tornati utili alla nipote della proprietaria che studiava qualcosa che aveva a che fare con l’arte e la sua gestione e che non avrei mai potuto portarmi dietro. Sistemai
da "Quando gli angeli scappano via"
I am he as you are he as you are me and we are all together.
See how they run like pigs from a gun, see how they fly.
I'm crying.
Sitting on a cornflake, waiting for the van to come.
Corporation t-shirts, stupid bloody Tuesday.
Man, you've been a naughty boy, you let your face grow long.
I am the eggman (woo), they are the eggmen (woo), I am the walrus,
Goo goo ga joob.
Mister City P'liceman sitting
Pretty little policemen in a row.
See how they fly like Lucy in the Sky, see how they run.
I'm crying.
I'm cry, I'm crying, I'm cry.
Yellow matter custard, dripping from a dead dog's eye.
Crabalocker fishwife, pornographic priestess,
Boy, you been a naughty girl and you let your knickers down.
I am the eggman (woo), they are the eggmen (woo), I am the walrus,
Goo goo ga joob.
Sitting in an English garden waiting for the sun.
If the sun don't come, you get a tan from
Standing in the English rain.
I am the eggman, they are the eggmen, I am the walrus,
goo goo gajoob ga goo goo gajoob.
Expert texpert choking smokers,
Don't you think the joker laughs at you? (ho ho ho, he he he, ha ha ha)
See how they smile like pigs in a sty, see how they snide.
I'm crying.
Semolina Pilchard, climbing up the Eiffel Tower.
Elementary penguin singing Hare Krishna.
Man, you should have seen them kicking Edgar Allan Poe.
I am the eggman, they are the eggmen, I am the walrus,
Goo goo gajoob ga goo goo ga joob
(everybody smoke pot everybody Smoke Pot!)

Claudio Velardi – fa outing – per un momento ho pensato: nooo!!! Velardi gay !!! Finalmente!!! Un gesto di apertura del centro sinistra napoletano – latitante- al movimento per i diritti gay, lesbo e trans. Invece no. La notizia si riferiva alla sua dichiarazione di non voto e non ai suoi gusti sessuali ancora nascosti.Velardi non vota perché dice che nelle liste presenti nell’agone politico non ci sono contenuti, validi. Franceschini non lo convince, Berlusconi ( perché lui lo avrebbe pure votato, da liberal quale si professa di essere) “avrebbe dovuto avere più stile” dice, non specificando bene rispetto a cosa, se rispetto alle minorenni o rispetto agli italiani. Dice che non lo soddisfano le proposte e gli uomini, che alle provinciali poi, ci sono solo nomi che corrono solo per restare personalmente a galla e che non si può subire il ricatto di votare turandosi il naso.E’ vero! I miasmi mefitici sono asfissianti. Sarebbe appena il caso di ricordare, che Claudio Velardi è assessore al turismo nella giunta regionale di Bassolino di centro sinistra e non un





Non si può massacrare e stravisare un termine con tutti i suoi significati. Non si può impunemente stravolgere una parola soprattutto se a farlo sono persone che si definiscono scrittori e poeti e non si può neanche restare indifferenti alle grossolane stupidaggini proferite nel corso di una manifestazione che si pretendeva culturale. E’ successo ieri 27 maggio, all’Orientale di Napoli, all’incontro “Pride Gay e dintorni,scritture gay in acquario Pride” il cui sottotilo era Camp Talk show. A condurre l’evento lo scrittore Luca Bianchini ospiti:Luca Baldoni, Fortunato Calvino, Luigi Romolo Carrino, Angelo D’Onofrio, Insy Loan, Antonio Mocciola, Massimiliano Palmese, Marco Simonelli, MarcoPalasciano e Andy Violet. La parola stravolta era Camp, la stupidaggine proferita, la più grossolana :scrivere una poesia di getto senza correggere. Dirò che io ero andato soprattutto per ascoltare solo due autori: Andy Violet e Marco Palasciano, perché semplicemente ignoravo tutti gli altri –compreso il conduttore che mi è sembrato capire essere il più famoso di tutti. Mi sono trovato invece in un teatrino dove le banalità a piè sospinto si succedevano una dietro l’altro.Veniamo al dunque. Come si può dire che Napoli è una città Camp? Che Sophia Loren è Camp, che i quartieri e la camorra sono Camp? Ho sentito uno degli intervenuti, uno che era vissuto a Londra dire che gli inglesi ritengono Camp il sud dell'Italia, confondendo l'esotismo con il Camp, mentre era già più credibile quando ha detto che gli Irlandesi definivano Camp gli Inglesi. Evidentemente... c'era un po' di confusione.Evidentemente a parte la definizione generica citata da Bianchini e tratta da Wikipedia , con buona pace del Camp, tutti ignoravano cosa realmente fosse.E allora vediamo - in poche parole che cosa è il Camp. Il Camp è un concetto che attiene completamente alla cultura anglofona ed è fondamentalmente una radicalizzazione dell’estetismo, quest’ultimo sviluppatosi a sua volta come deriva del decadentismo tardo ottocentesco. Padri dell’estetismo: Walter Pater, saggista e critico letterario inglese, John Ruskin, pittore, poeta e scrittore, sempre inglese e Oscar Wilde, che tutti sanno chi è. In questa radicalizzazione dell’estetismo aggiungerei tra gli altri: Virginia Woolf e il Bloomsbury Group, ovvero il Circolo di Blomsbury, Aby Warburg storico dell’arte tedesco, naturalizzato londinese con il suo famoso Warburg Institut e gente come, Fritz Saxl, Panowsky, Gombrich. Insomma ragazzi è chiaro che la cosa è tutta roba inglese!!! Che c’entrava Napoli? Che c’entrava Sophia Loren, che al massimo è gramscianamente Nazional Popolare, che c’entrava quel Camp davanti a quel nostrano Talk show? Attraverso Wilde e Woolf poi, l’estetismo manierato e le redicalizzazioni estetiche, prodotte da queste personalità, che erano prevalentemente omosessuali, divennero tra gli anni sessanta e settanta del ‘900 un modello di riconoscimento culturale esplicitamente gay, volgarizzato dall’ambiente cinematografico ed artistico statunitense e dallo star system. E allora vediamo chi e cosa è Camp: è Camp Andy Warhol, sono Camp Joan Crowford e Wivienne Westwood è Camp Torch Song Trilogy, erano Camp Freddy Mercury e Ziggy Star, era Camp Lindsay Kamp. E' Camp tutta la citta di Londra e un certo british mood . Che c'entra Napoli ? Napoli è una città ancora profondamente barbarica e ancora per molti aspetti premoderna, laddove le altre città sono diventate tutte postmoderne e la cultura omosessuale che esprime, ammettendo che ce ne sia una, è ancora intrisa di pregiudizio e molto grossolana. Lo testimoniano la vita stessa della comunità ed i locali o i luoghi di incontro. La città ha prodotto nel teatro e nel cinema e nella letteratura soltanto un iperrealismo artefatto che, elaborando verità e luoghi comuni malavitosi, macina pulp e trash. Il fenomeno Gomorra sia film che libro insegna, e a me non è piaciuto né l’uno,né l’altro, a discostarsi da questa tendenza solo pochi episodi. Penso a Mater Naturae di Massimo Andrei, ma siamo nel Pop e nel Kitch cosi come pure come la filmografia di Pappi Corsicato.Dov'è a Napoli l'estetismo? E il Camp? L’unico che in Italia abbia consapevolmente studiato e coltivato una sensibilità Camp, senza essere per questo un omosessuale, forse è stato solo Mario Praz, poi nulla. Ecco perché mi ha irritato e infastidito il genericismo e soprattutto le banalità esternate durante il “talk show” e poi: va bene una volta la pantomima del voto, ma farla durare fino alla fine mi è sembrato eccessivo , come non mi è piaciuto il 29 dato a Andy Violet che avrebbe dovuto avere un po’ di spazio in più rispetto ai “poeti” e agli “scrittori” presentati dopo di lui e la fretta con la quale si è liquidato Marco Palasciano autentico genio delle parole e del pensiero: il suo gustoso libricino, che ho divorato in tre quarti d’ora in treno: “Prove tecniche di romanzo storico” è un gioiello di scrittura e di invenzione, un autentico capolavoro.
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La chiamano l’amministrazione del fare quella di Gennaro Cinque, al secolo, “ telearredo” sindaco di Vico Equense e sta facendo, altro che se non sta facendo! Ma il raccapriccio ormai sembra non appartenere più a nessuno perché nessuno, tranne qualche sparuto gruppo di isolati, i VAS (I Verdi Ambiente e Società) tra questi, di cui sono coordinatore di circolo, denuncia che questo fare sta mettendo a dura prova la sostenibilità dell’intero territorio equense da Monte Faito all’ultimo lembo di spiaggia. La tendenza è quella di consegnare tutto in mano ai privati attraverso la "filosofia" dei Project financing, ovvero progetti nei quali una parte di capitale, diciamo la più cospicua dovrebbe essere del privato, che investe su un progetto pubblico e la rimanente del ente pubblico che commissiona il progetto che poi dovrebbe avere un ritorno di una qualche utilità per tutta
Devo dire –per onestà di informazione- che questa tipologia di interventi era stata inaugurata- purtroppo- già dal centro sinistra e che questo centro destra si è trovato molti degli interventi offerti su un vassoio d’argento. Così a Vico Equense nel giro di qualche anno è cominciata la devastazione e ancora molti sono i progetti che sono stati inseriti ed approvati nel prossimo piano triennale delle opere pubbliche 2009-2011 ed anche inseriti nell’elenco annuale dei lavori del 2009; il che significa che potrebbero cominciare anche da domani. Il sottosuolo di Vico Equense è diventato o sta per diventare un immenso parcheggio interrato, mi aspetterei delle gallerie di collegamento tra loro, così avremmo una città sotterranea parallela a quella di superficie. Ma, ironia a parte, quello dei parcheggi interrati è diventato l’affare del secolo, gestito con disinvoltura sempre dalle stesse ditte e soprattutto e soprattutto con ingaggi disinvolti, si va in conferenza di servizi e si scavalcano consiglio comunale, gare, bandi. Intere aree di verde a giardino hanno cambiato destinazione d’uso e sono scomparsi ettari di uliveti, agrumeti, giardini che avevano anche il vincolo archeologico, nel silenzio di quelle istituzioni preposte alla vigilanza ed al controllo. Come è stato possibile fare e continuare a fare tutto questo? I litorali che una volta erano di tutti sono stati chiusi e recintati e il paese che dovrebbe accogliere i turisti, versa in condizioni disastrose all’inizio della stagione estiva. La metanizzazione ha squarciato le strade che vengono poi a malapena rattoppate e con la scusa della condotta del gas, vengono inseriti anche una quantità di tubi non previsti dai lavori, perché? Chi li fornisce? C’è forse un progetto di cablatura della città? Sono stati chiusi quattro plessi scolastici: a Seiano, a Montechiaro e ad Arola, ed a Tacciano mentre le altre strutture scolastiche versano in condizioni di sicurezza disastrose. Sapete cosa ha pensato di fare questa amministrazione con questo sindaco con la sua corte di geometri solerti e funzionari comunali per quei plessi scomparsi: a Montechiaro un centro di benessere con accluso parcheggio interrato (sic!), a Seiano un dormitorio studentesco ( come se Vico Equense fosse una cittadina universitaria) sempre con accluso parcheggio interrato, ad Arola l’intera area della scuola adibita pure a parcheggio ed a Ticciano una pista di BMX (abbreviazione di Bicycle Motocross una disciplina ciclistica nata negli Stati Uniti nel 1968 e rapidamente diffusasi nel resto del mondo) per attività di cicloturismo, ma vi rendete conto!!! Si chiudono le scuole e si fa il motocross ciclistico!!! Chi lo ha deciso, come lo ha deciso e perchè? Tutte queste opere da realizzarsi sempre con project financing, ovvero consentire ad un privato di fare affari con ciò che una volta era pubblico in questo caso dei plessi scolastici. Con lo stesso sistema è stato previsto ed approvato in una zona che l’Autorità di Bacino del Sarno segnalato come zona rossa a rischio frane, il Pozzillo, un ascensore per la marina di Vico che costerà 4 milioni di euro, mentre un altro era stato previsto per la marina di Aequa nell’unico belvedere del paese,
Chi è Marco Palasciano? Sinceramente lo ignoro, o meglio: lo ignoravo fino a stamattina. Ho appreso della sua esistenza leggendo un post di Andy Violet, faro indiscusso di sapere letterario post umanistico e mi sorprendo sempre più del mio desiderio di fuggire da tutti i presenzialismi e le mondanità culturali: universitarie, post universitarie, post moderne. Così ho appreso che Palasciano è autore di un romanzo edito da Lavieri, intitolato Prove tecniche di romanzo storico, “i cui numi tutelari sono Donald Duck e Leopold Bloom e tenta di strappare alla historia se non la verità almeno, per nostro piacere, il massimo del divertimento possibile”che è nato a Capua nel 1968 ed è stato, per tre volte consecutive, finalista al Premio Calvino. Comprerò il romanzo e lo leggerò, ma faccio sempre più fatica a seguire il panorama culturale e la mia idiosincrasia verso questo tipo di avvenimenti nei quali si consuma protagonismo, egotismo egocentrismo spinto sta diventando sempre più marcata. Non è certamente il caso di Marco Palasciano che deve essere sicuramente “adorabilmente insopportabile come ogni capriccio che si rispetti”, fidandomi ciecamente di Andy, ma la mia media etas, il mio basso medioevo del corpo, intendendo che è un medioevo ormai alla fine perché mi introduce ad una terza età, questa sì titanica ed individuale, la quale non è come nella temporalizzazione storica assimilabile alla modernità luminosa, ma al suo percorso inverso, un medioevo all'incontrario, ai “decenni bui dell'autodefinizione pregiudizievole” della la vecchiaia. Così mi sta capitando di ritrovare sempre di più “il gusto tutto infantile del disfacimento programmato, della ricontestualizzazione spiazzante, della deformazione dei suoni e delle immagini” , il rifiuto di apparizioni e di visibilità faticanti quanto inutili. Il dover esserci sempre e comunque, il fare salotto in rete o ad eventi, organizzare incontri, trovare relatori: ho detto no al mio editore al quale avevano chiesto il mio ultimo saggio a Galassia Gutenberg, non per una iperstrutturazione della mia personalità, ma per una decostruzione che mettesse in luce i miei scarti umorali, i vuoti, le fratture, le discontinuità, le aporie, le strutture ideologiche e attanziali, le mie insofferenze e soprattutto il mio sberleffo verso la futilità del mero apparire.
Non potendo sfuggire all’ascendenza della luce anche la pittura presuppone sempre una fenomenologia: è questa fenomenologia, che nella pittura di Giovanni Manganaro- soprattutto in queste sue opere ultime bianche e spiritate come sepolcri, che diventa un metodo una tecnica nel senso più stretto di tali parole, ed è soprattutto di queste ultime opere che voglio scrivere.
L’intenzionalità dell’artista si lascia prendere dalla distanza di una verità interiorizzata e la visione o le visioni alle quali Manganaro ci introduce, è essenzialmente un adeguamento dell’esteriorità all’interiorità: l’esteriorità si riassorbe nell’anima che contempla il ricordo e non il mondo, e in questo ricordare, il passato trova dignità e forza pervasiva contro la tristezza e la pochezza del futuro contemporaneo, che poi non è altro che lo sciatto presente. Ora, questa intenzionalità che si adegua all’oggetto di questa pittura e dunque di questa tecnica e di questa fenomenologia, non è altro che la coscienza al suo livello fondamentale.Giovanni Manganaro sembra volerci dire con la violenza del segno pittorico.” Sono stanco di queste recite a soggetto ipocrite, di questo girare come trottole impazzite per poi morire senza alcun mistero” e allora indossa il colore del lutto, perché non solo il nero è il colore del lutto, ma anche il bianco e si abbandona alla “violenza trascendentale”, senza enfasi, senza sbandieramenti con la modestia della sua origine. La sua scelta monocroma di queste opere apre ad una rappresentatività teorica dell’infinito della memoria: quelle lapidi marmoree di quell’unica chiesa che torna sempre,f issata a fuoco in maniera indelebile nel suo ricordo, il suo giocare ed apprendere da bambino in quel posto, quel piatto con poca frutta al centro di una tavola povera, “umana troppo umana”, quella sedia ripetuta più volte come quella figura avvolta in bende sepolcrali. Non sto forzando la mano, conosco Giovanni Manganaro da sempre e forse, insieme siamo nati alla visione – nello stesso luogo, nello stesso tempo. Molti dei suoi ricordi sono anche i miei ricordi e questo bianco grondante presuppone già l’idea dell’infinito del ricordo che travalica la piatta mediocrità del presente. Chi l’ha detto che il futuro è sempre progressivo e il passato solo conservazione? Oggi come non mai è vero il contrario e la modernità si è involuta. Da Walter Benjamin a Husserl, da Heidegger a Derrida, il passato sembra essere l’unica novità soprattutto se si da come violenza del trascendente. Il bianco accecante di muri assolati d’estate, il bianco del marmo, il bianco delle colle che Manganaro da giovanissimo usava come artigiano e già artista è la sua provocazione ultima. A ciò che è proprio di questa pittura ho gia dato un nome : coscienza a suo livello fondamentale ; ma questa pittura ultima di Manganaro mi suggerisce anche il senso difficile di un’altra parola :spaziatura . La pratica di una fenomenologia dell’intervallo descrittivo, tra un sogno ad occhi aperti ed un altro, come quando ci si incanta persi in una sequenza di piccole visioni per dirla con Derrida che cito sempre quando parlo della pittura di Manganaro – e non è un caso . La pratica del “diastema” ( dell’intervallo appunto) e del far divenire spazio il tempo, spiegamento di una località originaria di significazioni che la sequenza lineare irreversibile, nascosta nel profondo della memoria, non potendo fare a meno di uscire genera contesti narrativi che si danno come scelta di valore. In queste opere ogni spaziatura è un universo di discorso a sé: la mano nella mano dei due sposi come rappresentati sulla pietra tombale di un sarcofago del XIV secolo, divisi dallo spazio della rappresentazione e così pure quelle sedie e quel volto dietro un grata di filamenti bianchi. Tutto lo spazio non fonetico di questa pittura è lo spazio della scena del sogno. Ogni diastema non obbedisce più alla linearità del tempo logico, del tempo del conscio o del preconscio della rappresentazione: tra lo spazio silenzioso della pittura di Manganaro e lo spazio della scena del sogno dell’artista non esiste più una frontiera sicura, perché quello che c’è di laconico, di lapidario nel sogno non è altro che presenza impassibile di segni pietrificati. Giovanni Manganaro ha scelto questa strada, quella del sogno di un viaggio ad occhi aperti nei segni fitti del suo passato, unica risposta alla mediocrità del presente. Nei sogni noi vediamo e pensiamo di udire, ma non udiamo e allora i segni dei sogni si fanno carichi di significato e… forse…è meglio così.



Ho recentemente avuto modo di rileggere un libricino piccolo di Thomas Mann : Considerazioni di un impolitico. E’ un saggio del 1918, scritto perciò in uno dei periodi di crisi più acuta del Novecento, lo scrittore tedesco rivendica la libertà interiore da ogni faticoso impegno ideologico, difendendo la fantasia da ogni mortificante imposizione morale, l’indipendenza dell’intimità da ogni intrusione delle parole d’ordine e delle opinioni manipolate. Thomas Mann però, in questo libro interpreta anche l’estetismo in una chiave assai più seria di quanto non si faccia abitualmente: l’estetismo come antidoto al politico e questa interpretazione io la sento oggi più che mai necessaria, nel clangore stultifero delle dichiarazioni di programmi tutti uguali presentati con malcelata indifferenza formale e con sciatta predisposizione al claim pubblicitario, oppure negli articoli televisivi e di stampa e negli atteggiamenti pacchiani di ostentata ignoranza, nei visi tumefatti delle donne, nelle loro bocche orribilmente gonfiate . C’è uno spazio dove sempre di più mi rifugio per garantire al mio spirito una sopravvivenza a tutto questo: è lo spazio della letteratura e dell’arte, ma tenendo bene in mente la lezione di Mann. Anche queste due isole, non sono isole felici. La vita nell’epoca del nichilismo è malata, continua a dirci lo scrittore, ma ad essere malata è anche l’arte e la letteratura. Ciò che ha avuto inizio come antinomia tra trascendenza estetica e grossolano empirismo politico, tra lo stato malaticcio dello spirito e la prorompente buona salute della vita, si ritrova e si unisce in una armonia infernale. Ciò che si legge oggi sui giornali è diventato per me fastidioso bottom noise, rumore di fondo, che oltre ad inquinare lo spazio della mia individualità, fa rovinare impietosamente anche la mia estetica, le forme del mio vivere, il mio buon gusto, elementi che costituiscono a mio avviso il nerbo di una morale alta o di una più consistente etica dell’impegno. Ritorno ad un mio libro ormai introvabile del 1996 e scusatemi se mi autocito, I simulacri della malinconia nel quale sostenevo la tesi che l’estetica è la madre dell’etica. Credo che anche l’estetismo manniano andasse in quella direzione.La Magnani era bella, perchè la sua estetica era profondamente morale, come nello stesso modo era bella Marella Agnelli esprimere l'essere attraverso ciò che lo rappresenta senza la forzatura dell'artificio, senza il clamore del pacchiano.La realtà ha finito col perpetrare l’oltraggio che lo spirito nella sua pretesa forza creatrice pensava di potersi sentire come sciolto da lei, e invece non è così anzi avviene esattamente l’opposto e dunque se la vita si impone allo spirito, la politica si è imposta umiliando l’arte e la letteratura che si credevano autonome e così purtroppo non è. Allora io coltivo il mio io nell’oscurità del mio spirito, my life in the bush of the ghost, cantava David Byrne nel 1980, e come lui spingo al massimo la mia richiesta di estetismo come ultimo baluardo alla triviale generalizzazione e volgarizzazione dei fatti della vita che è stata declassata a cronaca che non è neanche più storia.
Non è una melensaggine quella che sto per scrivere, e dimostrerò che, per tutto quello che sta succedendo in questo paese (Vico Equense), non mi fermerò solo a questi post su questo blog . Domenica pomeriggio, io stavo per piangere, con le lacrime che ho nascosto, solo per un senso di pudore, ad un mio caro amico che era con me, indignato quanto me. In Via De Feo ho visto lo sbancamento per l’ennesimo parcheggio interrato. Ho visto alberi secolari strappati e divelti dalle ruspe nel silenzio complice di un intero paese zotico e indifferente. Quel silenzio dei cittadini che non meritano di essere più chiamati tali perché non si indignano più di niente e l’arroganza delle istituzioni e di chi – sentendosi proprietario di un bene – pensa di poter fare tutto ciò che vuole. Il silenzio del Corpo Forestale che non è intervenuto e non interviene mai, nonostante le denuncie fatte . C’era un lauro secolare in quel posto, insieme ad eucalipti e salici e pini. Era già stato adibito a parcheggio quel posto, ma non bastava, bisognava farlo diventare uno scatolone interrato di quattro piani per affari miliardari alla faccia degli alberi, dell’ambiente, dell’urbanistica, alla faccia di tutti. In quel momento ho desiderato veramente che morissero tutti, non me ne vergogno. Ho desiderato che tutta quella terra rimossa dovesse riversarsi su tutti quelli che si sono resi complici di questo misfatto, perché se la giustizia e le leggi degli uomini non proteggono più niente e nessuno ho pensato in una qualche nemesi naturale o divina, una jastemma feroce e barbara come feroce e barbaro è questo ennesimo scempio alla terra. Una jastemma di morte sul proprietario, sui tecnici, sulla ditta, sugli amministratori che hanno permesso, su chi tace e continua tacere, tutta quella terra con quegli alberi uccisi, sull loro l’indifferenza e sulla loro protervia feroce. Un paese sventrato, posti che una volta appartenevano a tutti sono stati recintati e chiusi per consentire affari a pochi, sempre gli stessi, mai sazi, nonostante siano vicini alla tomba ed hanno capelli bianchi, nonostante siano vecchi senza pace e senza la saggezza dei vecchi. Stavo per piangere per quegli alberi distrutti, stavo per piangere per l’indifferenza di un intero paese, ma ho promesso a me stesso di fare qualcosa da consegnare a chi verrà, ma anche da far conoscere a chi non vive in questo posto: dove la politica non serve più può restare la testimonianza della cultura, un libro bianco sui misfatti compiuti, sui project finacing traditori eppur traditi, sulle spiagge rubate, su ascensori asserviti su un paese svenduto al malaffare e privatizzato impunemente alla faccia di tutti nel silenzio delle leggi.
Questa Punto bianca targata CD451FC con la bandiera italiana ed europea è la macchina del Comune che è anche chiamata “ a’ macchina do sindaco” perché è sempre guidata dal primo cittadino come se fosse la sua. Ebbene! Questa è l’auto che a Vico- insieme a quelle dei consiglieri comunali e di qualche dirigente degli uffici municipali- è indenne dalle multe, anche se parcheggiata nel modo che vedete. Ma non è questo il problema, visto che questo è uno “Ius proterviae” esercitato da tutti gli amministratori. Il problema vero è che in un paese dissestato, dove i lavori del metanodotto restituiscono ai cittadini strade sventrate non riparate, sono scomparse da tempo le strisce bianche a parcheggio libero e stanno scomparendo anche le strisce blu a pagamento con tariffa ridotta ai residenti ( 80 centesimi l’intera giornata per chi espone la piastra metallica rilasciata dal comune e il talloncino dell’avvenuto pagamento), al loro posto i numerosi parcheggi interrati, fatti contro ogni normativa urbanistica con un unico scopo: quello di fare arricchire sempre le stesse ditte alle quali vengono appaltati i lavori. Tutto questo sta accadendo sotto gli occhi di tutti, ma nessuno parla, sembra che sia tutto normale. Ai cittadini viene chiesto - quando va bene- 1 euro e cinquanta all’ora per chi è residente o anche 2 euro; sta di fatto che la sosta, per chi non ha un box auto è diventata un lusso o un’altra imposta da pagare, nel frattempo i vigili elevano contravvenzioni a tutto spiano, dimentichi che, anche loro, come corpo pubblico, dovrebbero essere i primi a rilevare l’insostenibilità della situazione e i continui disagi dei cittadini e farsi promotori di soluzioni possibili. I VAS ( Verdi Ambiente e Società ) hanno già più volte denunciato alla Procura della Repubblica questa situazione di degrado e di autentica ingiustizia amministrativa e sociale e intendono contrastare questa tendenza alla ulteriore privatizzazione dello spazio pubblico. Se è vero che i parcheggi interrati sono stati costruiti per agevolare la sosta nella città allora si facciano attuare tariffe sostenibili!!! Altrimenti si chiami tutto quello che sta succedendo con proprio nome: speculazione edilizia finalizzata all’arricchimento di pochi privati a danno di tutti gli altri che non possono permettersi di acquistare un box auto per 80 mila euro o di pagarne 200 e passa al mese per un posto auto. Quello dei parcheggi interrati è diventato l’affare del nuovo secolo: si scava dovunque ormai distruggendo agrumeti ed uliveti. Si scava ai danni dell’ambiente, ma anche della pubblica utilità perché quei posti auto saranno venduti o locati con tariffe esose. Questa amministrazione queste cose fa finta di non saperle, mentre il sindaco è convinto, con il suo stuolo di servi, di essere diventato il padrone di questo paese. Ai cittadini consigliamo di contestare tutte le multe per divieto di sosta prese a Vico in questo periodo appellandosi al giudice popolare o all’Unione Consumatori o direttamente ai VAS, perché quello che sta accadendo in questo posto rasenta l’incostituzionalità.
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La follia che ormai serpeggiava in me e in Tonino come in contorti alambicchi comunicanti, non era altro che la manifestazione, di un elemento oscuro, acquatico, di cupo disordine, di caos semovente, di germe e morte di ogni cosa che si oppone alla stabilità luminosa e adulata dello spirito, o meglio, di ciò che tutti gli altri chiamano spirito. La nostra amicizia era diventata la rappresentazione di un malessere che non sembrava germinata dall’eros ma era stata sollevata con mani più leggere dai marciapiedi roventi di questa città nella quale un tempo avevo conosciuto gente per la quale valeva la pena di restarci camminando a fianco senza farci ne troppo male ne troppo bene. Tutto questo era finito troppo presto perché la sua povertà dissanguava i sentimenti e mi restituiva le emozioni come incubi notturni. Restavano i poveri cristi o una borghesia ottusa, mentre in case esclusive si consumava il rito degli artisti e degli uomini di mondo e qualcuno, di quei pochi che erano rimasti, volava per rapidi weekend a Parigi o a Londra o a Madrid alla ricerca di Joie de vivre o semplicemente assaporare il gusto di una vita possibile, perché, quando gli angeli scappano via da un posto non c’è più speranza per nessuno. Non è solo l’aver perduto la certezza teologica di vedere ogni pagina della nostra vita ricollegarsi da sé nel testo unico della verità, non era un mio problema, sono un americano. Io sapevo di dover ritornare al nulla che mi aveva generato, a quell’oscuro pre essere che forse esisteva nell’immaginazione di mia madre prima del mio concepimento. Quegli angeli scappati, quegli angeli che avevano abbandonato la città e tutte le città del mondo sarebbero morti tutti per la mancanza dei sogni di tutta l’umanità. Rimanevano in piedi solo i simulacri dell’arte, quei luoghi silenziosi, dove leggeri ronzii deumidificanti avvolgevano gli oggetti in muta esposizione. Ma a parte ogni fede o garanzia teologica delle nostre esistenze, non era più possibile rintracciare nulla che potesse restituirci alla dignità della vita perché ogni cosa era stato avvolta dalla libertà dei mediocri che organizzavano il mondo. Il senso dell’andare da qualche parte, quello mio e di Tonino, non aveva né un prima, né un dopo. Valeva per noi solo la nostra reciprocità. Dicono che sia la chiave per vivere meglio, ma per noi era diventata una sorta di obbligo forzato, eppoi quand’è che puoi veramente pensare di essere reciproco a qualcuno?. Ho bisogno di essere amato! Già, ma io faccio altrettanto ? Voglio essere trattato bene e rispettato! Ed io, lo faccio ? Devi capirmi ! E io cerco di capirti? Quello che gli altri chiamano Dio, che minaccia secondarietà per ogni navigazione umana, non è forse questo passaggio? Se esisteva un Dio era reciproco a noi ? La reciprocità differita, finiva col barcamenarsi tra la lettura delle nostre vite, la mia e la sua, e la scrittura ovvero, la traccia di ciò che esse lasciavano nella trita quotidianità in questa città ormai indifferente a tutto.
Ieri nel tardo pomeriggio, le 17.45, improvvisamente si blocca il traffico su corso Filangieri a Vico Equense. Un pulman diretto verso Sorrento non riusciva a girare nella curva grande sotto il relais l'Oasi.Clacson che strombazzavano cittadini che imprecavano, Il traffico già inenso sia per l'ora che per i lavori della condotta del gas è andato completamente in tilt. Il pulman non riusciva a girare: perchè mai si chiedevano i cittadini? I lavori erano già finiti. Allora ho svoltato la curva ed ho visto il motivo di tutto quel caos durato circa un quarto d'ora, senza per altro la vista di un solo vigile urbano. Questa auto che vedete fotografata era parcheggiata in mezzo alla strada, quasi al centro della carreggiata in contro senso a fianco delle transenne metalliche dei lavori in corso. Qualcuno sceso dalla propria auto, ha proposto di alzarla letteralmente da terra e di spostarla più sotto al muro. Dei vigili sempre neanche l'ombra. Il pulman stava ormai spaccando i timpani. All'improvviso è apparso un signore che ha una carica istituzionale nel nostro comune, con un mazzo di chiavi in mano ed ha detto meravigliandosi di tutto quel fracasso :<< ma questa è la macchina del.......>>. Indovinate un po di chi è questa auto?
L'avrete capito tutti ormai di chi è. E' un esempio di come questa maggioranza concepisce ciò che è pubblico in questo paese. I' ho fotografata e qualcuno mi ha anche detto,con tono minaccioso: ma cosa ne poteva sapere il.... che i lavori tra un poco sarebbero finiti e la stradariaperta ? Così ...ho avuto pure torto.



Leggo sempre più frequentemente, e devo dire con fastidio, tutta una serie di dichiarazioni di chi dice di non essere più di sinistra o di non riconoscersi più nella sinistra ecc. ecc. ecc. Il fastidio mi prende perché ancora oggi c’è chi si ostina a decifrare la realtà contemporanea con due termini che appartengono ad un vocabolario o se preferite, ad una “mappa concettuale” ottocentesca. Intanto verrebbe da chiedersi se quella che oggi viene definita sinistra, o anche centro sinistra, che cosa abbia più in comune con ciò che un tempo era la tradizione culturale della sinistra che chiamerò classica per comodità, diciamo con quella sinistra fino alla tradizione culturale del PCI. Io rispondo niente. Penso a rappresentanti del PD quali: Enzo Carra, Paola Binetti, Luigi Bobba e Emanuela Baio Dossi, e lo stesso Dario Franceschini cosa hanno in comune queste persone con la sinistra classica: nulla.Allora bisogna chiedersi: che significa oggi dirsi di sinistra o non dirsi più tale? E’ anche vero che c’è tutta una frangia quella dei rifondaroli sconfitti, sinistra e libertà ecc. ma neanche più questi in fondo hanno più niente da condividere con i loro padri:dunque anche per loro si è consumato il parricidio archetipale, solo che, contrariamente alla metafora freudiana, nessuno ha finito con l’occupare il posto del padre. Dunque tutte queste rappresentanze non hanno più assolutamente nulla a che vedere con ciò che una volta si chiamava sinistra.In Italia non esiste più una cultura che sia il riconoscimento di una classe o di un ceto sociale, una cultura degli oppressi, dei reietti, dei diserdedati, né tanto meno un sogno utopico di un mondo migliore di quello che abbiamo, che nel bene o nel male era un caposaldo di quella cultura. Non esistono più intellettuali che in qualche modo rappresentavano un cultura antagonista a quella dominante, magari anche appartenenti alla borghesia, ma schierati dalla parte opposta, magari criticamente ma schierati, mentre il proletariato non era ancora diventato il popolo fiore all’occhiello della destra di oggi. Se si eccettuano alcune frange della cultura ambientalista e no-global, oggi quello che un tempo era una chiara manifestazione di cultura di sinistra, non esiste più - e in ogni caso anche la cultura ambientalista, per il socialismo classico era un retaggio borghese, dunque neanche l’ambientalismo è, se vogliamo, autenticamente di sinistra . Oggi il tratto dominante nella politica italiana è quello di un immobilismo opprimente improntato principalmente nella difesa dello status quo e del sistema in quanto tale. Un opprimente modo unidimensionale che farebbe impallidire quello teorizzato da Marcuse negli anni ’60. In Francia sequestrano i dirigenti d’azienda e la cosa è vista come una protesta nei confronti di arricchimenti esagerati di poche persone rispetto all’impoverimento diffuso di ceti sociali interi e ciò che si definisce sinistra in Italia prende le distanze da questi atteggiamenti perché i modelli mediatici dominanti impongono modelli moralistici di libertà e democrazia che valgono solo dal punto di vista dei più ricchi mentre il dibattito tra chi governa e chi no è fatto solo di lievi aggiustamenti di politica economica.Intere vite di operai sono sequestrate dai licenziamenti senza preavviso e nessuno si prende la briga di difendere senza mezzi termini o aggiustamenti questa gente. Dunque smettiamola con questa solfa del chi è di sinistra e chi non lo è, chi non vuole esserlo e chi sente ancora di esserlo. La verità è che sinistra oggi non trova più una sua collocazione semplicemente perché ha cessato di rappresentare valori che una volta difendeva, mentre la destra esiste ancora perché quei valori non li ha ripudiati. Non c’è nessuna nostalgia in tutto questo: io credo che quella sinistra non ritornerà più perché nessuno crede più autenticamente nei valori di giustizia sociale, di eguaglianza nei diritti, l’unico che forse in Italia parla di tutto questo, senza i cicisbeismi di Franceschini o del PD è solo Antonio Di Pietro . Non è un uomo di sinistra eppure è l’unico che difende la costituzione, è l’unico che chiede giustizia sociale e dice che questo mondo non è il migliore dei mondi possibili . Chissà forse è un corto circuito, non parla forbito come l’insopportabile Ghedini ma per lo meno dice a chiare lettere che in Italia si sta affermando un mondo unidimensionale di pericolosa gravità. Tuttò sta a sapere dove si è andati a finire cosa che, chi si definisce erroneamente di sinistra oggi, ignora marchianamente senza accorgersene.